Troppi pomodori africani, quelli italiani marciscono sulle piante



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Giorni fa la sgallettata radicale disse che senza africani i pomodori sarebbero marciti sulle piante, una stupidaggine. In realtà ci marciscono per altri motivi

Il pomodoro Pachino, prodotto Igp siciliano, in crisi ‘grazie’ agli accordi commerciali siglati da Bruxelles e vidimati dal governo abusivo.

In tutta Italia, e paradossalmente anche negli scaffali dei supermercati della città di Pachino – che dà il nome al ciliegino noto in tutto il mondo per le sue caratteristiche – e non solo è da tempo in atto una vera e propria invasione di pomodorini che arrivano dall’altra parte del mondo. Dal Camerun.

Grazie ad un trattato di libero scambio siglato nel 2016 che “a fronte dell’esportazione di 1.760 prodotti europei prevede l’ingresso di prodotti camerunensi” spiega Edy Bandiera, assessore regionale all’agricoltura. Ovviamente i prodotti UE sono tutti tedeschi.

Il risultato è che il prezzo del Pachino è crollato fra i 30 e i 60 centesimi al chilo. Un valore di mercato che non copre nemmeno i costi di produzione, nemmeno se li fai raccogliere agli africani, che oscillano attorno all’euro per chilo. E così, ai produttori non resta altro da fare se non lasciare l’oro rosso – come viene (o meglio: veniva) chiamato – a marcire sulle piantine.

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Non saremo mai in grado di competere con prodotti agricoli dal terzo mondo, così come non possiamo farlo con quelli finiti dalla Cina. Ci stanno strangolando. Sì, i nostri hanno maggiore qualità, ma non è semplice distinguere. E più penetrano nei nostri mercati, più ci impoveriamo. E più ci impoveriamo, più diventiamo dipendenti da questi prodotti low-cost e se non nocivi, comunque di qualità pessima.

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