Pamela, indagini non sono chiuse: si cercano altri complici?

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L’attività investigativa sinora svolta sul caso della morte di Pamela Mastropietro ha raggiunto “risultati da ritenersi ancora provvisori”, dato che “gli accertamenti di natura scientifica hanno tempi fisiologicamente non brevissimi”. Così in una nota il procuratore della Repubblica di Macerata Giovanni Giorgio, il quale precisa che le indagini “non possono ritenersi affatto concluse”.

Azzardiamo: i nigeriani erano molti di più. E’ stata una vera e propria mattanza africana quella sul povero corpo della piccola Pamela.

La Procura di Macerata – si legge nella nota – è “ancora in attesa di conoscere l’esito di numerosi accertamenti di laboratorio, effettuati e ancora da effettuare, da parte del Ris dei carabinieri di Roma”. Accertamenti relativi, in particolare, alle “impronte rilevate e ai prelievi biologici acquisiti” nell’appartamento di via Spalato 124, dove “ragionevolmente si sono svolti i fatti” (e cioè l’omicidio e lo smembramento del corpo della 18enne), e alla “comparazione dei dati acquisiti e da acquisire ancora nei prossimi giorni con i profili dattiloscopici e biologici di tutti gli indagati”. Si attendono inoltre “le risultanze definitive delle indagini in corso ad opera dei medici legali e dell’esperto in materia di tossicologia e degli esperti in materia di indagini telefoniche ed informatiche in materia di telecomunicazioni”. Gli inquirenti intendono inoltre sentire “anche altri testimoni”.

Poi, irrituale ‘difesa’ degli indagati da parte dell’accusa:

La Procura di Macerata non intende “seguire o acconsentire di fatto a procedure di giustizia sommaria più che mai in una vicenda così delicata”. Lo precisa in in una nota il procuratore Giovanni Giorgio, in relazione al caso della morte di Pamela Mastropietro, per il quale sono in carcere tre cittadini nigeriani accusati a vario titolo di concorso in omicidio volontario, vilipendio, distruzione, soppressione e occultamento di cadavere e spaccio di stupefacenti.

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Ma come sono garantisti, quando i carnefici sono immigrati. Pressioni dall’alto?




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