Israele accoglie Zero profughi e ora espelle 38mila clandestini: si può fare

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La prima misura nel grande piano di espulsioni di massa da parte dello Stato ebraico è l’ultimatum, a partire dal 4 febbraio, ai maschi eritrei e sudanesi senza figli con i visti in scadenza (in Israele devono essere rinnovati ogni 2 mesi): entro la fine di marzo ci sono 3.500 dollari a testa e il biglietto aereo come incentivi, poi le autorità potranno passare agli arresti e alle espulsioni forzate. Così fa uno Stato serio. Così dovrà fare il prossimo governo italiano.

Ruanda e Uganda sono i Paesi verso i quali, in virtù di un accordo riservato sui ricollocamenti forzati, verranno espulsi i clandestini. Un altro esempio da seguire per il futuro governo italiano: si paga uno Stato terzo che si prenda i clandestini che è più difficile rimpatriare. Costa molto meno che mantenerli qui. E, soprattutto, non fanno a pezzi le ragazzine.

Parallelamente, si sta convertendo in carcere il centro israeliano di detenzione per clandestini – quasi 3.400 posti – di Holot, nel deserto. Anche qui dobbiamo prendere esempio. Noi non abbiamo il deserto: ma possiamo affittare una zona in Libia.

Il governo di Benjamin Netanyahu è sotto l’attacco di Soros, ma negli ultimi sondaggi il 66% degli israeliani gli dà ragione.

I clandestini da espellere sono circa 38 mila africani (tra loro il 72% dall’Eritrea e il 20% dal Sudan), entrati nel Paese prima che nel 2012 fosse completata una barriera di 220 chilometri alla frontiera con l’Egitto. Da allora non è più entrato nessuno:

BARRIERA ISRAELIANA

A proposito di “muri che non servono”.

Dal 2009 solo 11 rifugiati (10 eritrei e un sudanese) sono stati accettati tra le circa 15 mila domande, meno dell’1%, e a 200 sudanesi è stato riconosciuta la protezione internazionale, dai dati di dicembre 2017 dell’ong israeliana The Hotline for Refugees and Migrants quasi 7.300 richieste d’asilo sono pendenti da anni.

Se pensiamo che il nostro fottuto governo dà ‘protezione umanitaria’ ai nigeriani, che poi fanno a pezzi le ragazzine, abbiamo il senso della follia piddina. O vogliamo dire che gli ebrei sono nazisti?

Dal 2017 è in vigore anche una legge che obbliga i datori di lavoro a trattenere il 20% dello stipendio a eritrei e sudanesi con visto temporaneo. Per favorire i lavoratori autoctoni. E da quei fondi arriveranno i 3.500 dollari per ‘incentivare’ i clandestini a tornare a casa.

Non solo. Israele non accetta neanche siriani. Anche la proposta del governo di ammettere un centinaio di bambini orfani siriani è caduta nel vuoto. Le politiche d’accoglienza di Israele sono le più chiuse tra i Paesi occidentali, di fatto inesistenti verso non ebrei: le poche centinaia di profughi che dal 2013 sono riuscite a entrare illegalmente dalla rotta egiziana, attraverso il Sinai, spesso non hanno fatto richiesta d’asilo per non venire identificate e respinte. Da marzo, secondo indiscrezioni, l’Autorità israeliana per la popolazione e l’immigrazione invierà anche una settantina di «ispettori speciali» a rintracciare chi tra loro vive e si mantiene in nero e chi li aiuta a lavorare in ristoranti, locali o con altre occupazioni.

Così fa uno Stato etnico che non vuole morire di immigrazione. Perché ci sono due modi di uccidere un popolo: con un genocidio, e gli ebrei lo hanno vissuto; o attraverso il meticciamento, e questo gli ebrei non vogliono viverlo. E noi?

I 3.500 per la loro uscita vengono offerti da anni: in 20 mila tra eritrei e sudanesi li hanno già accettati e sono stati spediti in Ruanda. L’alternativa è essere rinchiusi nel centro di Holot (gestito dal servizio carcerario), costruito a Sud nel 2013 in mezzo al Negev, che già ospita 1.200 clandestini.

Israele lo può fare e lo fa. Perché non possiamo farlo noi?




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