Oseghale, l’assassino di Pamela è costato 50mila euro ai contribuenti

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Innocent Oseghale ha fatto a pezzi il corpo di Pamela Mastropietro in quello che sembra essere un vero e proprio rito tribale “juju”. Lui e almeno altri due nigeriani. Asportazioni troppo scientifiche, le ha definite l’esperto patologo, per essere ‘casuali’.

Fatto sta che Oseghale, come scritto da Vox giorni fa, era ospite a spese dei contribuenti del famigerato Gus di Macerata, il Gruppo di Umana Solidarietà di tal Paolo Bernabucci.

Il finto profugo, dato che non scappava da alcuna guerra, era stato inserito dal Gus nel sistema di protezione per richiedenti asilo; non ne aveva le caratteristiche e difatti gli erano stati negati prima lo status di rifugiato, poi il permesso di soggiorno.

Visto che era stato beccato a spacciare, ci si sarebbe aspettato che venisse rimpatriato. Macché. Era a piede libero. Pronto a cercar la droga per Pamela. Nel frattempo, il suo mantenimento al Gus era costato al contribuente italiano oltre 50mila euro. Indubbiamente, una gran risorsa. A parte ciò, il quotidiano La Verità ha voluto saperne di più sul Gus. Ed è andato a fare i conti in tasca alla Cooperativa dell’accoglienza, che vanta un fatturato stimato per il 2017 di 32 milioni di euro, destinato a salire quest’anno a quota 44 milioni. Grazie a nuove iniezioni di fondi pubblici (prende finanziamenti da Comune, Provincia e Prefettura) per l’arrivo di altri 880 immigrati: “470 dei quali nei Comuni del terremoto, dove ancora ci sono 5mila italiani che dormono nelle roulette, mentre i migranti andranno in albergo, e 410 a Macerata città”, scrive il giornale.

Il tutto, in via ipotetica, dato che, secondo La Verità, la cooperativa non pubblica i propri bilanci dal 2013 (ma il Carlino ha recuperato il bilancio 2016: 20 milioni di euro). 2013: per La Verità risale difatti a quell’anno l’ultimo bilancio disponibile in rete, quando guadagnava “solo” 2,7 milioni di euro. Poi, il boom, grazie alle politiche d’accoglienza dei Governi del PD . “Noi la rendicontazione la facciamo direttamente al Ministero dell’Interno”, si è difeso il titolare questa società di cui fanno parte anche sua moglie e sua figlia (più altri sette soci), che ha 407 dipendenti (“difficile trovare a Macerata città un’azienda che abbia tanti operai a libro paga e in fatturato così elevato”, scrive La Verità; “negli anni della crisi a Macerata sono sparite 1.500 aziende su 6.000, mentre il Gus ha fatto passi da gigante”), che dice di utilizzare volontari e che può permettersi persino il lusso, come si legge nel bilancio 2014, di spendere un milione di euro per “spese non identificate” quali consulenze, rimborsi e persino donazioni. Ma “come può chi vive di contributi pubblici fare donazioni? E a chi sono andati quei soldi?”, si chiede La Verità.

Meglio non chiederlo ai “richiedenti asilo” ospiti, visto che è dal 2007 che protestano. Quell’anno, per il “cibo avariato” che dava allergie ai bambini; nel 2015 per il cibo che non era halal; due anni fa per “il cibo e il trattamento” ricevuto dal Gus.

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Il GUS lo incontrammo anche lo scorso anno, quando millantò che i suoi ospiti stavano scavando nei soccorsi alle povere vittime di Rigopiano:

Bufala del Fatto sui “profughi che scavano a Rigopiano”

Ovviamente non era vero, furono solo foto opportunity ben lontano dal punto del disastro. E magari c’era anche lui, Oseghale. Chissà.




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