Africano spranga italiano, violenza inaudita: gli spacca la testa

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Nuovo caso Kabobo. Stavolta all’interno del bar della Stazione di Foggia, dove all’alba un 19enne della Guinea ha aggredito con africana violenza un cinquantenne foggiano, sprangandolo in testa con uno sgabello.

L’italiano è in prognosi riservata nel reparto di Neurochirurgia per le molteplici fratture al cranio e lungo il corpo, con una prognosi ancora da definire. Il migrante è stato bloccato da un assistente capo dalle polizia penitenziaria e, con l’ausilio della Polfer, arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Ma chissà, magari il Gip cambierà idea.

E’ successo tutto in pochissimi minuti: l’agente della polizia penitenziaria libero dal servizio, ha udito le urla e le richieste d soccorso provenienti dal bar e per questo vi si è immediatamente precipitato nel tentativo di fermare l’aggressore che, nel frattempo, con uno sgabello stava infierendo sul corpo dell’italiano: colpendolo più volta alla testa con violenza inaudita.

N.C., assistente capo di polizia penitenziaria in servizio presso la casa circondariale locale, ha bloccato il migrante diciannovenne. Per ultimare le fasi dell’arresto, insieme alla Polfer, è intervenuta l’ispettrice di polizia penitenziaria R.S.

In un secondo momento è arrivato il personale della Polizia di Stato della Sezione Polizia Ferroviaria di Foggia, così il giovane è stato bloccato e identificato per Mamadou Salian Barry, 19enne senza fissa dimora e irregolare sul territorio nazionale. Un altro. Uno dei 600 mila clandestini da sbattere fuori. O ci penseranno i Luca Traini.

Nella mattinata di ieri era stato visitato al Pronto Soccorso e gli era stato somministrato un farmaco perché era ‘fuori controllo’: poi liberato. E’ tempo di obbligare i medici a denunciare i clandestini, non possono lavarsene le mani.

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Questo il commento del vicesegretario generale di polizia penitenziaria S.PP. Daniele Capone: “Ancora una volta la nostra professionalità si proietta anche al di fuori delle mura del penitenziario, come in questa circostanza, utile per salvare una vita umana. La professionalità del poliziotto penitenziario si acquisisce giorno dopo giorno, con l’agire quotidiano all’interno dei reparti detentivi. La calma e il sangue freddo nell’affrontare anche le situazioni di grande violenza, fa parte del nostro bagaglio lavorativo, e non smetterò mai di sottolineare, che la nostra professionalità, il nostro impegno quotidiano, il nostro operato, non è ancora ben conosciuto dalle istituzioni territoriali”




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