Strage nel tribunale di Milano: anche un clandestino tra le guardie



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Clandestini armati. Non solo per le strade, dove ormai è ‘normale’, anche nei tribunali. Dove dovrebbero entrare solo per essere espulsi. Del resto è normale, a quel tempo un’ex clandestina era ministro del governo.

Accadde ai varchi del Palazzo di giustizia di Milano, dove il giorno della strage, quando Giardiello entrò armato, ai metal detector, tra i vigilanti, quel giorno c’era anche un clandestino. Una guardia giurata con una sfilza di precedenti: per questo il serbo Riza Zivanovic era stato espulso dall’Italia. Per finta.

Di più, prestava servizio nella cittadella giudiziaria di Porta Vittoria, insieme a un manipolo di pregiudicati, accusati di reati gravissimi – furto, rapina, traffico di stupefacenti – ma tutti con la divisa della legge.

«Lo Stato ci ha completamente abbandonato, si è dimenticato di noi, non ha tenuto in minimo conto il nostro dolore e nemmeno le critiche che in questi anni abbiamo avanzato nel tentativo di dare il nostro piccolo contributo e far sì che una mattanza del genere non si ripeta più». A parlare sono Aldo Claris Appiani e Alberta Brambilla Pisoni, i genitori di Lorenzo, avvocato, una delle tre vittime del killer. Marito e moglie sono insieme a Ilaria Amè, amica di Lorenzo dagli anni Novanta, quando i due militavano fra i giovani di Forza Italia, poi assessore a San Donato Milanese e oggi candidata alla Regione Lombardia nella lista Fontana, con la sicurezza in cima alla sua agenda.

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«Il giorno della tragedia tutta l’Italia si è stretta intorno a noi – prosegue Aldo, per una vita pediatra alla De Marchi, lo sguardo sofferto ma non indurito dal dramma – il presidente della repubblica Sergio Mattarella ci ha stretto la mano e Matteo Renzi ci ha abbracciato nella camera ardente, ma poi il pellegrinaggio delle autorità è finito. A darci una mano e a chiedere la verità è rimasta solo Ilaria, gli altri si sono defilati fra silenzi, scaricabarile, indagini frettolose e processi superficiali».

«Come emerso in parte nei mesi successivi al disastro- aggiunge Alberta, avvocato come il figlio – le guardie con precedenti penali importanti erano quattro, altre tre avevano frequentazioni poco raccomandabili». «Ma tutte – riprende il marito – non avevano la minima preparazione, non avevano seguito alcun corso, erano state semplicemente piazzate davanti agli ingressi, presi d’assalto ogni giorno da migliaia di persone». Prevenire rischi e garantire la tranquillità del Palazzo: un compito difficilissimo, quasi impossibile in quelle condizioni. Per questo alla fine del dibattimento Piazza e’ stato assolto e la requisitoria del pm ha puntato il dito contro le inefficienze e la sciatteria della macchina giudiziaria, probabilmente inadeguata anche oggi a fronteggiare momenti drammatici.

«Dopo tre anni di sofferenze e incomprensioni – spiega Claris Appiani – abbiamo deciso di fare causa civile al Comune, al ministero della Giustizia, ad All system, uno dei gestori della security nel palazzo».

Vi sembra normale che un clandestino con precedenti penali giri armato come guardia di sicurezza in un tribunale italiano? Poi cosa, Mohammed che fa la guardia in Piazza San Pietro?

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