Spaccio e prostituzione, ecco i Nigeriani di Macerata

Condividi!

È cresciuta negli ultimi anni, soprattutto dal 2011 e in linea con i numeri a livello nazionale, la comunità nigeriana di Macerata.

«Molti però chiedono asilo qui e poi proseguono per il Nord Europa» dice Daniel Amanze, 57 anni, da 35 in Italia, anche lui originario della Nigeria e presidente dell’Acsim, l’Associazione Centro Servizi Immigrati delle Marche.

«Nella nostra struttura ci sono circa un centinaio di persone che seguono corsi per imparare l’italiano e fanno un percorso di integrazione — aggiunge Amanze—. I nigeriani che vivono qui sono soprattutto giovani, per lo più uomini. Quelli che imparano bene l’italiano vengono collocati nei tirocini di formazione lavoro presso le aziende».

La realtà è ben diversa. Anche prima della morte di Pamela Mastropietro, la 18enne romana del cui omicidio è accusato il pusher nigeriano Innocent Oseghale, in città c’erano state polemiche per lo spaccio gestito da alcuni migranti africani e nordafricani. Come in tutte le città italiane ha visto un vero e proprio boom dopo il record di sbarchi.

VERIFICA LA NOTIZIA

La zona più difficile è quella di Forte Macallè, tra piazza Garibaldi e i giardini Diaz, teatro di bivacchi e schiamazzi notturni.

A ottobre la Polizia ha smantellato, dopo un anno di indagini e oltre 11 mila compravendite di droga documentate, una banda di spacciatori nigeriani, arrestando nove persone e indagandone altre nove.

A dimostrazione che gli immigrati sono manovalanza per la microcriminalità. E che distruggono vite di giovani italiani. Non c’è da meravigliarsi che poi, un ragazzo abbia deciso di vendicarsi.




Lascia un commento