ISRAELE: INIZIANO ESPULSIONI DI MASSA, NETANYAHU ACCUSA SOROS

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E’ iniziata ieri in Israele la campagna di espulsione di massa dei clandestini africani, per lo più eritrei e sudanesi. E pensare che il PD considera gli eritrei ‘profughi’. E che se qualcuno si azzarda a definirli clandestini, Fiano attacca subito con l’accusa di ‘nazismo’.

Periodo finestra – Entro due mesi circa 20 mila degli attuali 40 mila clandestini dovranno decidere se accettare di lasciare Israele (con un incentivo di 3500 dollari a testa) per raggiungere ”un Paese terzo” – il Ruanda o l’Uganda, secondo la stampa – oppure rischiare il carcere ad oltranza. Così fa un Paese serio: fa accordi con un Paese, investendo sicuramente meno di quanto costa, anche in termini di vite – vedi Pamela – tenerli in casa.

Contro le imminenti espulsioni si sono espressi cosiddetti intellettuali, artisti, medici e alcuni dei sopravvissuti alla Shoah, nonché alcuni piloti che preannunciano il rifiuto di guidare aerei con migranti che fossero ricondotti in Africa contro la loro volontà. Anche Israele ha i suoi collaborazionisti.

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Ieri il premier Benyamin Netanyahu ha ribadito che non si farà intimidire da queste bizzarre richieste di disobbedienza civile. Dietro le proteste, ha sostenuto, ci sono l’uomo d’affari George Soros e organizzazioni non governative (ong).

Israele accusa Soros di essere dietro il tentativo di sostituzione etnica in Israele. Quando lo si dice qui in Europa, i Fiano urlano all’antisemitismo. Il che evidenzia una spaccatura all’interno del mondo ebraico tra globalisti e nazionalisti. Esattamente come in casa nostra. A dimostrazione che il problema non sono gli ‘Ebrei’.

La campagna di ”allontanamento” da Israele dei migranti ha preso ufficialmente il via ieri negli uffici di Tel Aviv del ministero dell’immigrazione con la consegna a circa 200 eritrei di ingiunzioni a lasciare il Paese entro due mesi. Quanti sono originari del Darfur per ora potranno restare, ma il loro futuro resta incerto. In questa fase non saranno espulsi nuclei familiari e persone gravemente malate. Come ovvio si inizia prima dai più pericolosi.

”Nel Paese Terzo” con cui Israele dice di aver firmato accordi – è stato detto ai migranti – potranno stabilirsi e riacquistare una esistenza normale. Ma è evidente che l’obiettivo è che se ne tornino a casa loro.

”Non possiamo mandarli alla loro morte” si legge in annunci di protesta pubblicati a pagamento sulla stampa. Su Facebook Netanyahu ha replicato: ”Non l’avrete vinta. Oggi abbiamo iniziato la campagna di allontanamento degli infiltrati illegali, così come fanno altri Paesi moderni fra cui gli Stati Uniti. Così come abbiamo bloccato le infiltrazioni grazie a un barriera che ho fatto costruire lungo il confine con il Sinai, così manterrò la mia promessa di far uscire gli infiltrati”. Una promessa fatta in particolare agli abitanti dei rioni poveri di Tel Aviv – dove il suo partito Likud è radicato – che hanno molto sofferto in questi anni per la la presenza dei migranti in aree già afflitte da problemi di povertà e di crimine.

Perché sono sempre i poveri a soffrire l’immigrazione. Le classi abbienti hanno le colf. E magari ne vogliono altre a basso costo.

Mentre il duello politico fra Destra e Sinistra sulla sorte dei migranti si fa sempre più aspro, adesso sono scesi in campo anche gli affaristi della Confindustria locale. Anch’essi si schierano contro le espulsioni: perché, sostengono, la improvvisa partenza di una manodopera rivelatasi di importanza critica per il funzionamento di alberghi, ristoranti ed ospizi rischierebbe di aver ripercussioni nocive per la economia del Paese: che tradotto vuole dire nocive per le loro tasche, che dovrebbero assumere i poveri dei quartieri popolari e pagarli il giusto.

Israele è un pezzo di Occidente. E vive i nostri stessi problemi. Ma loro attuano soluzioni. Perché sanno cosa vuole dire essere sull’orlo della scomparsa come Popolo.

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