La dittatura delle multinazionali è il nuovo comunismo: gulag elettronico

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Solite parole vuote di un personaggio vuoto. Senza, ovviamente, dare soluzioni.

Globalizzazione, Immigrazione e Innovazione sono le sfide di oggi e di domani: e puntano tutte e tre verso l’aumento della disuguaglianza. Verso la distruzione della classe media e la concentrazione della ricchezza.

Mentre la terza è incontrollabile, e da sola positiva, le altre due sono controllabili e reversibili. E il loro controllo è l’unico modo per salvare la democrazia: che esiste solo se esiste una classe media e una società senza eccessive diseguaglianze.

Se invece proseguiremo con la Globalizzazione, che è assenza di frontiere per le merci e il denaro, e con l’immigrazione, che è assenza di frontiere per i lavoratori e i clandestini, l’effetto dell’innovazione verrà moltiplicato solo nel suo aspetto deleterio: si calcola che circa la metà dei lavori attualmente disponibili scomparirà nel prossimo futuro per la meccanizzazione del lavoro, se questo si accompagna all’ingresso di altri ‘lavoratori’, avremo un effetto ‘esercito di riserva’ drammatico, con la concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di poche multinazionali a livelli mai visti nella storia dell’uomo.

E più la ricchezza si concentra, più sarà difficile tornare indietro. Perché le multinazionali, il braccialetto elettronico, lo metteranno anche ai giornalisti. Comprandoseli. Perché raccontino che quello cui viviamo è il migliore dei mondi possibili. Non lo è. E perché useranno l’esercito di importazione come massa critica da scagliare contro i cittadini, come accadde ai latifondisti di Roma: il denaro compra il consenso, se questo non basta, compra la violenza.

Il comunismo del 21° secolo non ha la faccia di Stalin, ma quella di Bezos. Non vi è alcuna differenza tra il Comunismo e la Globalizzazione. L’esito è lo stesso: spariscono gli intermediari, il vuoto tra il cittadino, ora suddito, e i pochi che stanno in alto. Il politburo a Mosca, i signori del web a Silicon Valley. O li fermiamo ora, o non li fermeremo più.




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