Ospitiamo 200 mila profughi in hotel: costo 5 miliardi



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A fine 2018 toccheremo i 4,8 miliardi di euro spesi, solo per l’anno in corso, per i sedicenti profughi. La spesa aumenta di anno in anno e include tutte le spese: vitto, alloggio, trasporti, copertura sanitaria, trasporti, giustizia, diaria, corsi e svaghi.

Le presenze nelle strutture ricettive sono in continua crescita (176mila nel 2016 e 193mila a fine 2017) e oggi abbiamo sfondato quota 200mila presenze.

CUCINA E LEZIONI D’AMORE
Spulciando tra le diverse voci di spesa, emerge un fiume di denaro versato in nome dell’emergenza profughi. Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, attualmente ci sono in Italia migliaia di strutture temporanee che ospitano migranti per la cui gestione sono stati stanziati 1,16 miliardi di euro. Operazioni di soccorso, trasporti e sanità gratuita, stipendi dei volontari e del personale dei centri di accoglienza del Viminale, costi per i ricorsi dei richiedenti asilo, quasi tutti a carico dello Stato, stimati nella bellezza di 235mila euro calcolati nei tre gradi di giudizio e, dulcis in fundo, le spese alla voce cultura che includono corsi di formazione che spaziano dalle lezioni di italiano, a quelle di cucina, internet e persino stage per apprendere l’arte di conquistare una donna italiana. Tante voci che sommate insieme raggiungono la somma miliardaria indicata.

Secondo il rapporto sull’accoglienza dei migranti del ministero dell’Interno, i costi della gestione ordinaria si attestano nel range di 30-35 euro per gli adulti e 45 euro per i minori accolti nei comuni. Soldi che finiscono in tasca agli enti gestori dei centri per coprire le spese di gestione. Ai rifugiati vengono dati 2,5 euro per le piccole spese giornaliere.

TRASPORTI E PERMANENZA
Oltre 900 milioni se ne vanno in media ogni anno in operazioni di soccorso e trasporto migranti, 280 milioni in spese sanitarie, altri cento in stipendi del personale, 99 in contributi nella gestione dei profughi.

Poi sono 400 i corsi di formazione presentati al ministero dell’Interno. Tra questi, c’è un percorso di assistenza psicologica, consulenza giuridica, corsi di lingue, formazione professionale di ogni tipo (dalla cucina al cucito, da internet al giardinaggio, dal barista al pizzaiolo). Il costo complessivo è di un milione all’anno per ogni comune di oltre 150mila abitanti, in gran parte finanziato dallo Stato. La spesa pubblica volta a finanziare progetti di integrazione per i migranti, è pari al 7,9% del totale spesa per l’immigrazione.

GIUSTIZIA E SANITÀ
La legge italiana, comunque, permette di fare ricorso in Tribunale entro 30 giorni, e nonostante i tempi fissati per smaltire le cause, i giudici non riescono ad emettere sentenze nei brevi periodi. Se la decisione di un magistrato poi non piace, il richiedente asilo può ricorrere in Appello e in Cassazione. Facendo così schizzare in alto i costi. Contando tutte le fasi, siamo nell’ordine di 235mila euro per richiedente.

VERIFICA LA NOTIZIA

Nel 2017 il ministero della Salute ha stanziato 89 milioni di euro come rimborso delle spese degli enti del servizio sanitario regionale per l’assistenza e le rette di spedalità agli stranieri bisognosi. Ma la cifra non è sufficiente: basti pensare alla Lombardia che ospita il 13% dei richiedenti asilo e che ogni anno accumula crediti che si aggirano dagli ottanta ai centomila euro. Oppure all’Emilia Romagna, che in tre anni ha sopportato una spesa sanitaria regionale per i profughi ospiti dei centri di accoglienza ma anche irregolari, di 8.320.000 euro. Cifra coperta dal Viminale per poco più di un terzo.

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