Perde il lavoro e a 40 anni vive in un’auto nella città dei 1.000 profughi in hotel

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Un sacco a pelo per scaldarsi nelle notti più fredde, un paio di libri per passare il tempo, un fornello portatile nel portabagagli per mangiare ogni tanto qualcosa di caldo.

Da una decina di giorni un quarantenne italiano vive dentro l’unico posto che gli è rimasto: l’auto. Ha perso il lavoro e oggi quella vecchia macchina è diventata il suo tetto. In una città, Padova, dove vivono in hotel e strutture varie circa un migliaio di cosiddetti profughi.

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Su quel sedile il quarantenne si addormenta alla notte e si sveglia al mattino, sempre su quel sedile mangia un piatto di pasta e guarda le giornate scorrergli tra le dita.

Siamo a due passi da via Anelli e dal campo da calcio parrocchiale della Murialdina, in una zona densa di palazzoni dove vivono centinaia di famiglie. Molte persone, ogni mattina, si soffermano a guardare quella macchina inesorabilmente ferma, dove al posto di guida siede un uomo che non ha più una meta e nemmeno un posto dove andare a dormire. «Ti serve una mano? Possiamo fare qualcosa per te?». La domanda gliela fanno in tanti, ma lui scuote sempre la testa. «Non preoccupatevi per me – risponde con il sorriso sulle labbra -. Dio trova per tutti una strada»

Ma se sei africano la trova prima. Con l’aiuto del PD.




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