Poste italiane assume migranti al posto italiani, uffici riservati a immigrati

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Italiani sempre più stranieri in patria. Un esempio per tutti, i due uffici multietnici che le Poste hanno aperto, uno in via Marsala, l’altro a Tor Pignattara a Roma, dove gli italiani non possono entrare.

Vi lavorano infatti solo impiegati immigrati, niente italiani (ce ne sono 4 ‘poliglotti’ nella zona ‘italiana’), nelle Poste italiane, create e mantenute con i soldi dei contribuenti per decenni.

Molti di loro, quando sono arrivati in Italia, non parlavano neanche una parola d’italiano. Compresa la direttrice- E c’è pure chi, come Sara Farag, è invece nata a Roma ma da famiglia egiziana: «I miei genitori hanno voluto che io non rinunciassi alla nostra lingua e alle tradizioni d’origine, così da bambina mal sopportavo di dover frequentare sia la scuola italiana che quella egiziana. Oggi invece li ringrazio e sono felice di poter mettere il mio multiculturalismo a disposizione degli altri».

Poste Italiane continua ad assumere immigrati al posto di Italiani

Entrando il colpo d’occhio regala abiti sgargianti con i colori africani, chador, kaftani. Qui tutto parla multilingue: dai manifesti informativi alla modulistica, fino al circuito di web tv interamente sottotitolato nei vari idiomi. Tranne l’italiano, che è solo un optional.

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Basta avvicinarsi al classico box giallo che gestisce telematicamente i turni delle operazioni per rendersi conto che il cliente delle Poste di via Marsala non solo seleziona che tipo di operazione effettuare, ma può anche scegliere in quale lingua procedere al servizio. E nei suoi 7 sportelli è possibile inoltre richiedere certificati anagrafici e tutta la documentazione necessaria per le domande o i rinnovi dei permessi di soggiorno. «In città esistono altri due uffici postali multietnici, uno in piazza Dante e l’altro a Torpignattara – conclude Ana Cristina Ilie – ma è qui che si registra la più ampia varietà di nazionalità servite. In meno di quattro anni dall’avviamento del progetto, con un’intensità media di circa 500 transazioni effettuate ogni giorno, siamo diventati un punto di riferimento per gli stranieri a Roma».

Insomma, invece di imparare l’italiano loro, siamo noi ad aprire uffici postali stranieri. E diamo anche lavoro ai loro figli. E’ l’integrazione 2.0 che, infatti, non esiste: ci stanno invadendo. Portano con loro le loro lingue e le loro tradizioni. Che stanno annichilendo le nostre.




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