Test del Dna su clandestini affogati, pagate voi

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Come sapete, non si possono fare test psicologici sui richiedenti asilo che si fingono gay, perché altrimenti si turberebbero. Poverini. Figuriamoci i test del Dna per scoprire da dove vengono e tenere una banca dati: violerebbe la loro privacy di clandestini.

Ma non se sono morti. In quel caso, magari per andare a trovare i parenti in qualche sperduto slum africano e portarli in Italia, allora sì. E pagate voi.

L’Italia adotterà un approccio pionieristico per dare un nome alle migliaia di vittime dei naufragi nel Mediterraneo e lungo le rotte delle migrazioni dall’Africa e dal Medio Oriente. Sarà l’ICMP (Commissione internazionale per le persone scomparse), da vent’anni punto di riferimento per l’identificazione dei dispersi in conflitti e calamità naturali in tutto il mondo, a fornire supporto, con i suoi laboratori analisi sul Dna, nel primo tentativo coordinato di risposta al fenomeno.

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Il programma, che può essere lanciato grazie a una donazione del governo svizzero, prevede il coinvolgimento di Italia, Grecia, Cipro e Malta, che avvieranno una collaborazione per identificare migliaia di migranti deceduti nel tentativo di raggiungere l’Europa.
I Paesi coinvolti si incontreranno il 12 giugno a Roma per creare un meccanismo di condivisione delle informazioni utili al riconoscimento dei dispersi e alla localizzazione delle loro famiglie.

Tradotto: questi vengono a rompere il cazzo qui, pagano migliaia di euro per imbarcarsi e arrivare dove nessuno tranne le coop, i cuckold e le mafie li vogliono, ma se affogano durante il viaggio di invasione, noi dobbiamo portare i loro cadaveri dall’Africa all’Italia e fare anche costosi esami del DNA.




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