Per la ‘sinistra’ Piera, Giuseppina e Ida morte sul treno contano meno del fantoccio di Boldrini

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Ieri sono morte tre donne a Milano. Su un treno. ‘Grazie’ ai dietologi al governo. Si chiamavano Ida Milanesi, dottoressa, Giuseppina Pirri e Pierangela Tadini.

La radioterapista sessantunenne andava al Besta, tempio della medicina, per dare una chance a uomini e donne colpiti dal cancro. Giuseppina, che aveva solo 39 anni e abitava con i genitori e la sorella, doveva raggiungere l’ufficio a Sesto San Giovanni, ai bordi della città. Recupero crediti la sua faticosissima missione, dopo aver conseguito il diploma in ragioneria. Pierangela Tadini, impiegata, non poteva fare tardi, cosi come la figlia Lucrezia, 18 anni, che doveva arrivare alla sua classe di liceo a Milano. E che era seduta al suo fianco.

Due ore dopo Lucrezia è un filo di voce che chiama la nonna Luisa: «La mamma è morta». Lei è in ospedale, ma in discrete condizioni. Ha preso una botta forte, ma se la caverà. Due ore dopo, al Besta hanno già l’atroce dubbio che il peggio si sia compiuto. «Ida – racconta Maria Grazia Bruzzone, direttore di neuroradiologia – arrivava sempre prima delle 8 per stare vicina ai suoi pazienti. Anche se la sera prima era uscita tardissimo. Ma lei era fatta cosi: non si preoccupava delle troppe ore passate in ospedale, non conosceva nemmeno il sabato e la domenica, pure quando era in vacanza si teneva in contatto con le persone in cura. Cosi quando abbiamo visto che non arrivava ci siamo allarmati. Abbiamo saputo dell’incidente, abbiano telefonato agli ospedali, ma non era fra i feriti lievi, non c’era, non si trovava. Poi abbiamo capito». Il Besta perde un dirigente di punta della radioterapia e una donna dall’umanità straordinaria.

Due ore dopo l’ultimo, esile stelo di speranza è stato reciso anche a Capralba. «Mia moglie – racconta Pietro Pirri – era al telefono con nostra figlia. A un certo punto lei ha gridato: Mamma, aiuto, il treno sta deragliando». Scappa, scappa, le ha risposto mia moglie, ma non si sentiva più nulla». Solo il silenzio che annuncia la sventura. Pietro Pirri esce di casa di corsa, si precipita verso Pioltello e il luogo della catastrofe. «Giuseppina era ancora incastrata fra le lamiere del vagone. Mi hanno detto che non ce l’aveva fatta», ma lui aveva già capito e, soffocato da quel dolore imparabile, cercava dentro di se un modo decente per dirlo alla moglie angosciata.

Tre donne normali morte perché non hanno l’auto blu che le scorrazza da una festa per migranti all’altra. Eppure i media della cosiddetta sinistra hanno il tempo per occuparsi di un’altra donna. Una privilegiata, Laura Boldrini.

Ieri alcuni esponenti del movimento “Giovani Padani” della Lega di Busto Arsizio hanno bruciato un fantoccio della Boldrini e altri politici nel tradizionale falò della Giobia. Non l’avessero mai fatto.

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“È lui che iniziato a usare così simboli e parole di guerra – ha tuonato il piddì Emanuele Fiano – è un pericolo”. “Chi brucia fantocci – ha fatto eco Pietro Grasso – ricorda chi bruciava i libri e il motivo per cui lo faceva”. E anche per il partito di Angelino Alfano il rogo è la diretta conseguenza delle parole di Salvini: “È grave per chi aspira a guidare una coalizione di governo”.

Come se bruciare la ‘befana’ fosse la stessa cosa di bruciare i libri. E detto da chi, come Fiano, vorrebbe abbattere i monumenti, suono un tantino bizzarro.

Il pupazzo, che è stato dato alle fiamme in piazzale Einaudi, aveva come faccia una fotografia del presidente abusivo della Camera ed era a bordo della nave “Costa Discordia” in partenza il 4 marzo per l’Africa con al timone Francesco Schettino. Una beffa ironica.

Nel corso della festa, una ricorrenza cittadina durante la quale per tradizione viene bruciato “il vecchio”, sono stati gettati nel fuoco da altri anche pupazzi che rappresentavano il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il premier Paolo Gentiloni.

Al montare della polemica i vertici provinciale e cittadino della Lega di Varese hanno subito minimizzato parlando, come ovvio, di “goliardia giovanile”. “Il messaggio politico voleva intendere quello di voltare pagina – hanno spiegato – così come è stato fatto negli anni scorsi con altri rappresentanti politici”.

La polizia ha invece subito avviato indagini per identificare gli ideatori del fantoccio e gli autori del rogo. Valuteranno, poi, se nei loro confronti siano configurabili ipotesi di reato.

Le tradizioni sono diventate reato. Tre donne morte mentre andavano al lavoro contano meno di un pupazzo bruciato in piazza. Il femminismo 2.0 della ex sinistra italiana.




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