Stupratore pakistano scrive lettera alla vittima: “Non volevo farlo”

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L’ha aggredita alle spalle mentre faceva stretching sulla porta della sua abitazione: le ha messo le mani sulla bocca per non farla urlare, poi le ha strappato i vestisti di dosso e si è abbassato i pantaloni. Una violenza, avvenuta in pieno giorno, che si sarebbe conclusa con uno stupro se un vicino di casa non fosse intervenuto in tempo, salvando la donna.

Una sequenza terribile vissuta lo scorso ottobre da una 56enne di Palazzolo: lunghi attimi che la donna non può non ricordare ogni volta che apre la porta di casa, ma che il suo aggressore, un 28enne pakistano, le chiede di perdonare.

Dalla cella del carcere di Pavia, dove si trova da diversi mesi, Raja Taimo ha infatti scritto una lettera alla donna che voleva stuprare. Poche righe scritte in italiano, poco corretto ma comprensibile, in cui il 28enne ammette tutto quanto gli viene contestato e si giustifica così:

“Ho fatto una cosa che non dovevo fare, ma non ero in me. Non avevo intenzione di fare del male, avevo la mente offuscata a causa dell’alcol e di una pastiglia che mi aveva fatto ingerire un indiano”. Non solo: il pakistano avrebbe pure chiesto alla donna di consegnare la missiva alla Procura e ai carabinieri, in vista dell’imminente processo.

“Non credo a una sola parola di quello che c’è scritto – ci racconta la vittima del tentato stupro – e di sicuro non l’ha scritta di sua iniziativa: è solo una tattica processuale. Fino a pochi mesi fa non sapeva neanche una parola d’italiano e ora sarebbe già in grado di scrivere una lettera: mi sembra impossibile.”

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“L’aggressore era lucido quando ha agito – precisa l’avvocato della donna, Piero Pasini – gli esami effettuati poco dopo la violenza non hanno infatti evidenziato positività a sostanze stupefacenti o all’alcol.”

Per il perdono è comunque troppo presto: “Anche se fosse realmente pentito di ciò che ha fatto, ora non riesco proprio a perdonarlo – prosegue la 56enne di Palazzolo -. Avrebbe dovuto pensarci quel giorno, quando io urlavo implorandolo di smettere e lui invece mi teneva ferma e mi strappava i vestiti di dosso. Da allora la mia vita è cambiata radicalmente: ho paura a stare da sola e non esco più di casa senza il mio cane. Inoltre, porto sempre con me una bomboletta di spray al peperoncino per difendermi.”

Ai traumi psicologici si aggiungono quelli fisici: “Per due mesi non ho dormito e ancora oggi ho continui incubi. In seguito all’aggressione ho cominciato ad avere diversi problemi di salute: ho dei problemi anche a livello cardiaco”. Anche per queste ragioni la donna si è costituita parte civile nel processo che prenderà il via il prossimo 6 febbraio.




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