Governo firma intesa: “Studenti visiteranno i centri di accoglienza profughi”

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Siamo al delirio e oltre. Visite obbligatorie nei centri di accoglienza per gli studenti italiani.

Un accordo per “creare occasioni di scambio interculturale e conoscenza reciproca tra studenti italiani e migranti, rifugiati e richiedenti asilo, loro coetanei” e “migliorare il livello di conoscenza sul sistema di accoglienza italiano ed europeo”. E’ stato lungo il lavoro che ha portato alla firma, arrivata oggi al ministero dell’Istruzione, di un protocollo tra il Miur, l’Associazione nazionale dei comuni e il Comitato Tre Ottobre, il cui è scopo è, come recita il titolo del documento, promuovere “attività di sensibilizzazione sui processi d’accoglienza e di integrazione”. Compresa la possibilità per i ragazzi di visitare i centri di accoglienza del sistema Sprar.

In sostanza si portano le ragazzine nella tana del lupo e i ragazzini a contatto con gli spacciatori. Perché di questo stiamo parlando nella stragrande maggioranza dei casi.

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La firma dell’intesa è stata il culmine di una due giorni al termine della quale il Miur e il Comitato nato dopo la strage del 3 ottobre 2013 hanno presentato in una affollatissima Sala della Comunicazione, a viale Trastevere, i risultati di L’Europa inizia a Lampedusa, il progetto promosso per promuovere la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, in virtù del quale ogni anno in autunno un nutrito gruppo di studenti vola sull’isola per incontrare i migranti ospitati nelle sue strutture, ascoltare le storie dei superstiti dei naufragi e vedere di persona come lavorano i soccorritori e gli operatori umanitari, per poi condividere l’esperienza con i colleghi delle scuole di altre regioni e di altri Paesi Ue durante l’anno scolastico.

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“Mi sono emozionato oggi – racconta Tareke Brhane, presidente del Comitato Tre Ottobre – i ragazzi hanno portato le loro idee per migliorare il progetto, mantenere in funzione il network che è nato in questi due anni a Lampedusa e rafforzarlo a livello europeo. Alcuni proponevano addirittura di far sì che questo tipo di esperienza entri nei programmi scolastici“. Spunti portati oggi all’attenzione del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli che, insieme al sindaco di Lampedusa Salvatore Martello e alla portavoce dell’UNHCR Carlotta Sami, ha preso la parola durante la presentazione.

“Da questa esperienza è nato un network che conta 13 Paesi dell’Unione Europea, 80 scuole e oltre 12mila studenti – prosegue Brhane – gli obiettivi del progetto sono individuare prospettive di sviluppo progettuale, costituire una rete nazionale e internazionale le cui parole d’ordine siano accoglienza, solidarietà e giustizia”.

L’obiettivo è quello di portare gli studenti nelle strutture del sistema Sprar gestito dai comuni per un dialogo interculturale e uno scambio di conoscenza reciproca: “Questo accordo è un vero passo avanti – prosegue Brhane – è un modo per far sì che si sviluppi una coscienza collettiva attraverso il racconto che i ragazzi faranno di questa esperienza e il racconto che i migranti faranno di sé in un’ottica di autonarrazione”. “Il testo che abbiamo firmato prevede anche la possibilità di portare i richiedenti asilo nelle scuole, perché possano raccontare le loro storie – conclude il presidente del Comitato Tre Ottobre – e far in modo che i ragazzi si rendano conto di cosa vuol dire lasciare la propria terra e cercare una vita migliore in un Paese straniero”.

Il 4 marzo vanno mandati a casa, o finiranno per rendere obbligatorio lo ius primae noctis a favore dei migranti. La strada è quella.

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