E’ boom sbarchi, 2.749 clandestini in 22 giorni: +15%

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I trafficanti umanitari al governo hanno fretta, il tempo sta per scadere. Dall’inizio dell’anno sono stati traghettati in Italia 2.749 clandestini, il 14,88% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Lo dicono i dati ufficiali del ministero dell’Interno, esclusi quindi gli sbarchi fantasma.

E se 2.195 sono quelli che provengono dalla Libia (l’anno scorso erano stati 2.226); i restanti 749 vengono perlopiù da Turchia e Tunisia.

«La pressione migratoria è ovviamente un fatto epocale – millantano al ministero dell’Interno – e nessuno si illude di avere un rubinetto da aprire e chiudere a nostro piacimento». Bugia, la dimostrazione è che quando vogliono gli sbarchi cessano.

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Ma da dove arrivano i clandestini? In questi primi 22 giorni di sbarchi, al primo posto ci sono ora 257 pakistani («Per loro è facilissimo prendere un volo fino a Istanbul, poi si attiva la locale filiera dei trafficanti»), 232 tunisini (concentrati quasi tutti a Lampedusa) e il resto dell’Africa.

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«È la conferma che le migrazioni non si fermano con azioni di contenimento – si eccita Stefano Argenziano, Medici senza Frontiere – l’unica differenza emersa rispetto a un anno fa è che adesso si sa cosa accade nei campi di detenzione libici e che la gente continua a partire nonostante la capacità di intervento delle Ong sia cambiata».

È un fatto però che le partenze dalla Libia hanno avuto un’impennata tra martedì e mercoledì della settimana scorsa, quando 1.671 clandestini sono stati traghettati da navi militari e navi di trafficanti umanitari, poi scaricati nei porti siciliani di Catania, Palermo, Augusta, Pozzallo, Messina.

«Possiamo dire con certezza – dice Gerard Canals, della famigerata Ong spagnola ProActiva Open Arms – che questo inverno abbiamo fatto salvataggi in ognuna delle missioni di soccorso effettuata, e che i numeri di migranti a bordo di barconi e gommoni sono sempre gli stessi. L’unico problema è che ora viaggiano per più miglia, visto che noi dobbiamo stare lontani dalle acque libiche, e questo aumenta il rischio di naufragi».

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