Capotreno picchiato e condannato, comandano ‘loro’

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Dopo la condanna al capotreno che ha fatto scendere un passeggero nigeriano senza biglietto, il governatore del Veneto Luca Zaia esprime oggi «piena e totale solidarietà al capotreno coinvolto in una vicenda incomprensibile per la gente comune, e a tutti i lavoratori delle Ferrovie dello Stato, costretti a fronteggiare sempre più difficoltà per il solo fatto di compiere il loro dovere. Fatta questa doverosa premessa invito tutti, a cominciare dal legislatore, a chiedersi quali siano le cause reali che portano a certe situazioni».

Capotreno in carcere perché fa scendere nigeriano senza biglietto

Sul capotreno incombe anche un procedimento per abuso d’ufficio, per aver fatto scendere dal treno il passeggero. «Il fatto che il viaggiatore in questione sia straniero o italiano, bianco o di colore – aggiunge Zaia – non ha alcuna rilevanza. Ha rilevanza che di fatto viaggiava senza aver pagato od obliterato correttamente il biglietto. La vera questione da affrontare sono le leggi colabrodo vigenti in questo Paese, che in una intera legislatura il Parlamento non ha saputo modificare nella direzione della difesa della legalità invece che di un malinteso garantismo per chi non rispetta le regole del vivere civile». Beh, rilevanza ce l’ha, perché l’ospite deve comportarsi meglio di chi ospita. E poi è nero il 90% di chi viaggia a scrocco. Il resto sono zingari.

Insomma, il controllore le ha prese ed è stato anche condannato per tentata violenza privata nei confronti di un viaggiatore nigeriano, che aveva fatto scendere dal treno, perché non aveva un biglietto valido in mano. Il giudice Domenico Riposati ha condannato il trevigiano Andrea Favaretto a 20 giorni di reclusione, più le spese. Ma oltre a questo ha disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero Gulli, affinché valuti la possibilità di procedere anche per abuso d’ufficio.

Lo stesso pubblico ministero bellunese aveva semplicemente chiesto una sentenza di assoluzione con formula dubitativa per la violenza privata e gli stessi giorni per il reato tentato. Mentre il difensore Jenny Fioraso si era spinta a puntare dritta sull’assoluzione perché il fatto non sussiste, in subordine il non doversi procedere per particolare tenuità del fatto e in ulteriore subordine la derubricazione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Sorpresa per l’ipotizzato abuso d’ufficio, che la procura della Repubblica non aveva preso in considerazione. Ci sarà anche un processo per lesioni a carico Anyanwu Festus Amaechi, ma risulta che non sia più in Italia. Sparito dalla circolazione.

Il viaggiatore africano era partito dalla stazione ferroviaria di Belluno, in direzione Padova con un biglietto chilometrico non regolare, in quanto non obliterato. All’altezza della stazione di Santa Giustina Cesiomaggiore, scatta la verifica e l’uomo esibisce un titolo di viaggio senza la necessaria timbratura. Viene fatto scendere, insieme al suo bagaglio e si dirige subito verso la macchinetta obliteratrice, per cercare di risalire sul convoglio. Favaretto gli dice «se sali, ti denuncio» e in questo sta il reato contestato.

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Un collega del controllore ha spiegato di essersi sentito dare del «solito razzista», ma non aveva mai visto in vita sua quest’uomo. E un altro collega ancora ha spiegato che è facoltà del controllore allontanare un viaggiatore che non ha fatto tutto il necessario per rimanere a bordo oppure provochi disturbo per gli altri viaggiatori. C’è un articolo preciso del regolamento, che è stato letto in aula.

In questo caso, il controllore sostiene di essere stato anche picchiato e colpito alle gambe, di conseguenza ha presentato a sua volta una denuncia. La pubblica accusa si era fermata a una richiesta di condanna a 20 giorni, ritenendo configurata la tentata violenza privata. Il giudice è andato oltre con la trasmissione degli atti alla procura per l’ipotesi di reato previsto dall’articolo 323 del codine penale. Novanta giorni per il deposito delle motivazioni di una sentenza, che ha lasciato allibiti imputato e difensore.

E tutti noi. Domenico, Riposati.

Diteci voi come fa, un capotreno a fare rispettare la legge, se non può nemmeno fare scendere chi è senza biglietto. Ieri un’altra sentenza delirante per un’altra vicenda accaduta su un treno:

Calci e pugni al poliziotto, giudice assolve migrante: “Ha reagito a provocazioni”

E’ chiaro il tentativo di disarmare qualsiasi reazione verso l’ingiustizia. E poi, se ne parli:

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Interviene il censore digitale.




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