Asl tagliano posti letto per pagare spese sanitarie dei clandestini

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I migranti stanno affondando il sistema sanitario nazionale. I milioni che le Aziende sanitarie locali sborsano ogni anno per curare i clandestini sono altissime.

Molte asl si indebitano, finisco in rosso e sono costretta a tagliere personale e posti letto. A danno degli italiani. Inoltre cono costrette – soffocate dal peso delle spese – a chiedere aiutare allo Stato. Cioè sempre ai contribuenti: perché lo Stato, quando si tratta di pagare, siamo noi.

Lo Stato rimborsa solo una parte delle spese, pescando i soldi dal Sistema sanitario nazionale, alimentato chiaramente dalle tasse degli italiani. I costi sono dovuti a immigrati irregolari che si sommano a quelli dei cosiddetti profughi.

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In termini politicamente corretti vengono definiti stranieri temporaneamente presenti. Per loro lo Stato, attraverso il ministero della Salute ha stanziato 31 milioni di euro.

L’Emilia Romagna nel solo 2016 ha speso la bellezza di 8 milioni di euro per erogare “servizi e prestazioni essenziali a cittadini stranieri non in regola”. Ne sono rientrati solamente 3,2 milioni. Nel 2015 invece le Ausl del territorio spesero in tutto 7,7 milioni di euro per assistere i clandestini e, anche in quel caso, ottennero un rimborso solo parziale, pari a 5,5 milioni. I numeri aumentano andando a controllare gli anni passati: “dal 1998 al 2014 le sanitarie dell’Emilia Romagna hanno erogato prestazioni ad irregolari per 90,8 milioni di euro”, scrive La Verità. Anche in questo caso ne sono due terzi, ovvero 60 milioni.

In Veneto “nel 2016 – si legge sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro – le spese complessivamente rendicontate sono state pari a 8.501.000 euro, cifra in costante crescita negli ultimi anni (+22% tra il 2014 e il 2015 e ancora +6% nell’ ultima rilevazione)”.




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