Razzismo: cure riservate a figli immigrati in ospedale pubblico



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I giornalisti italiani si sono subito rilassati. Dopo la diffusione dell’immagine che i media di distrazione di massa hanno definito ‘choc’, ripresa all’ospedale pediatrico di Napoli, subito si sono chiesti sconvolti se esistesse un ambulatorio ad hoc per la cura dei pargoli migranti. Non perché si sarebbe trattato di discriminazione dei bambini italiani ma, invece, timorosi dell’opposto: non vorrete che i bambini italiani evitino virus di importazione. Non sarete razzisti?

E subito si sono chiesti: perché non possono essere curati nelle stesse stanze dei bambini italiani? Li hanno subito tranquillizzati:

«Non c’è nessuna discriminazione. È, anzi, un servizio in più che offriamo» spiega al «Corriere» il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Santobono-Pausillipon, Rodolfo Minenna.
Insomma, una best practice rovinata da quel tabellone che suona infamante. Non una questione di poco conto, specie di questi tempi. Perché, come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti. «Sono d’accordo con voi — riconosce Minenna — quel tabellone così può creare equivoci. Lo cambieremo».

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C’è una cosa infamante: i giornalisti. Che se ne fottono di chi fa la fine di Sofia, l’importante è non ‘discriminare’ i migranti, se poi si discriminano, invece, gli italiani, offrendo ai primi un “servizietto” in più, a loro va bene. Anzi, questo li eccita.



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