Monza, condomini costretti a pagare feste ai profughi: 4 mila euro a testa



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Feste dalla mattina alla sera nel condominio, e il Prefetto impone ai condomini italiani di pagare le bollette: 40mila euro totali

In via Asiago si festeggia: dalla mattina musica a tutto volume, continuo via vai di persone e divertimento fino a tarda sera. A festeggiare non sono i residenti, ma i cosiddetti profughi.

E gli inquilini sono saliti nuovamente sulle barricate chiedendo. Sono stanchi delle promesse delle istituzioni: il sindaco Dario Allevi prima di Natale aveva assicurato che entro queste feste i profughi sarebbero stati trasferiti altrove. Ma ad oggi, albero di Natale ormai messo in cantina, la situazione non è cambiata.

Tutt’altro: il debito di 40 mila euro che riguarda le utenze non pagate negli appartamenti dove vivono i migranti verranno addebitate agli inquilini, con una previsione di 4 mila euro di spese straordinarie per ogni nucleo familiare.

“Noi le spese straordinarie non le paghiamo, le portiamo al prefetto: è colpa sua se siamo arrivati a questo punto – spiegano gli inquilini – In due anni in via Asiago non è cambiato nulla e lo dimostrano i festeggiamenti di ieri: dalle 9 del mattino c’era musica a tutto volume, per tutta la giornata continuavano ad entrare persone di colore che non vivono nella palazzina. Gente non controllata, di operatori noi non ne abbiamo visti”.

Non si può certo negare ai migranti di festeggiare un compleanno, dice il giornalista locale: “Assolutamente no – ribattono – Ma sarebbe anche buona regola, non solo essere informati del costante via vai di persone, ma anche assicurare un maggiore controllo. Se si organizza un evento che dura un’intera giornata e porta all’arrivo di decine e decine di persone estranee al condominio l’amministratore e i condomini hanno il diritto di essere informati. Il nostro è un condominio, non un centro profughi, anche se dal novembre 2015 viene utilizzato come tale”.

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Gli inquilini, come sempre, hanno inviato immediatamente un’email per segnalare l’episodio, avvisando il costruttore, la cooperativa che gestisce i migranti, il Ministro Marco Minniti, il Prefetto, il sindaco e l’assessore alla Sicurezza. “Nessuno ci ha risposto – continuano – Ormai siamo abituati al silenzio delle istituzioni. Ma in questo caso è una questione di educazione e di sicurezza. Non chiamiamo più neppure le forze dell’ordine”.

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Sono esasperati e delusi da questa situazione: non sanno più a chi affidarsi e a chi credere. In campagna elettorale l’allora candidato sindaco Dario Allevi aveva più volte promesso una rapida soluzione del problema che, ad oggi, rimane irrisolto. Nel frattempo il buco di bilancio che dovrà essere saldato dagli inquilini e un rapporto da sempre teso con il Prefetto. Inascoltate le costanti richieste dell’amministratore sull’elenco degli ospiti del condominio: da via Prina la lista non è mai arrivata, i migranti sono persone protette e neppure all’amministratore del condominio è lecito sapere che vive nella palazzina.

“La speranza è l’ultima a morire – concludono – Ma siamo stanchi, amareggiati e delusi. L’unico modo per far fronte alla situazione è farci forza a vicenda. Ma così non possiamo andare avanti: noi in questa casa abbiamo investito trent’anni di mutuo, di sacrifici e di lavoro”.

Se vince il PD, o se non vincono i populisti, si scateneranno. Ogni condominio sarà preso di mira. E faranno bene. Sentiranno di averne il diritto.



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