Treviso, vogliono mettere le famiglie sfrattate in centro profughi

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A Treviso governa un sindaco PD, anni fa i cittadini ebbero la bizzarra idea di sostituire Gentilini con Manildo. E abbiamo un consigliere PD che denuncia il suo sindaco:

Appello alle istituzioni, Caldato: “Le famiglie sfrattate non siano ospitate in strutture promiscue”

Le “strutture promiscue” sarebbero i centri di accoglienza profughi, gestiti da un immigrato marocchino, al quale il Comune ha affidato il solito bel finanziamento.

“Come riportato nella stampa locale, alcuni giorni fa ho appreso che è stato sottoscritto un accordo, a fine anno, tra il Comune di Treviso (assessore alla Casa Grigoletto) e l’associazione Hilal (che fa capo al sig. Abadallah Kezraji) teso a ‘trovare delle strutture cuscinetto per la emergenza sfratti visto che l’accoglienza in albergo è stata ritenuta troppo onerosa e complicata‘”. A dirlo è la politica trevigiana del Pd Maristella Caldato.

“Nell’occasione, proprio il vicesindaco Grigoletto ha dichiarato che ‘le famiglie o i single che si ritroveranno sulla strada saranno ospitati fino a quando non si troverà loro una alternativa’, ovvero costoro dimoreranno al Ferro Hotel di Via Dandolo, luogo dove, già da tempo, sono ospitati i profughi. In merito a questa discutibile scelta politico-amministrativa del sindaco Manildo – continua la Caldato – ho manifestato pubblicamente il 31 dicembre la mia più viva contrarietà, motivandola essenzialmente con la non opportunità di collocare famiglie, anziani o persone sole in promiscuità con i richiedenti asilo, in quanto le due categorie risultano avere esigenze personali e di vita completamente diverse“.

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Due giorni fa una famiglia composta da una coppia e dalla loro figlia minore di 18 mesi mi ha consegnato la richiesta con la quale chiedono un concreto aiuto, causa la loro difficilissima situazione abitativa: costoro dovranno improrogabilmente rilasciare la loro abitazione, tra meno di una settimana, cioè giovedì 11. Ciò a seguito dello sfratto esecutivo per morosità causato dal pregresso stato di disoccupazione del capofamiglia – chiosa l’esponente del Pd – Dopo ripetute istanze, rivolte ai preposti Uffici, questa settimana il genitore si è recato nel Comune del capoluogo sentendosi rispondere che per loro non c’è casa e vedendosi consegnato un post-it giallo con il numero di cellulare del sig. Kezraji, il quale, a detta del Comune, avrebbe trovato loro una sistemazione alloggiativa, con invito quindi di contattarlo non subito, ma dal giorno 8, cioè tre giorni prima dell’arrivo dell’ufficiale Giudiziario, in quanto egli era assente”.

“Venerdì ho perciò provveduto ad inviare al Sindaco, al Vicesindaco, al Prefetto, al Vescovo una lettera di appello acchè si trovi, quanto prima, una soluzione a questo difficile problema – afferma l’esponente del Partito Democratico di Treviso – La non opportunità di collocare nelle stesse strutture famiglie di sfrattati con i profughi è già peraltro comprovata nelle strutture promiscue, esistenti in Comuni confinanti della provincia di Treviso. Un buona sostanza, nel caso di specie, per il vicesindaco Grigoletto, la necessità inderogabile di un alloggio ove vivere, in capo ad una famiglia di tre persone con una minore, viene risolta consegnando un post-it giallo, con scritto il numero telefonico del Presidente della Cooperativa Hilal, ciò meno di una settimana prima dell’esecuzione dello sfratto!”.

“Considerata tale condotta dell’Amministrazione del Sindaco Manildo, credo che detta circostanza debba suscitare l’indignazione e una vibrante protesta da parte di tutti noi, indipendentemente dalla nostra collocazione politica! Ciò in considerazione del fatto che la famiglia in questione non è in grado di conoscere dove potrà dimorare, né sapere quanto costerà loro questa sistemazione e se sarà provvisoria o definitiva – chiosa il consigliere comunale – La dignità è un sacrosanto diritto di ogni essere umano! E accadimenti analoghi potranno succedere nei prossimi giorni ad altre famiglie che hanno uno sfratto esecutivo giunto alla fine: quante non si sa, tanto che io giovedì ho presentato tre richieste di accesso atti, allo scopo di conoscere la reale dimensione dell’emergenza abitativa, considerato che, nonostante i continui appelli da me fatti in Consiglio Comunale, anche di recente, la città di Treviso non ha avuto risposte concrete dal Sindaco Manildo e dal vice Grigoletto”.

“Inoltre, nella serata di mercoledì, prima delle ore 18, ho provveduto a visitare sommariamente il Ferro Hotel di Via Dandolo; ho parcheggiato all’esterno dove c’erano giovani ragazzi di colore che chiacchieravano tra di loro. Sono entrata dalla porta principale e ho potuto fermarmi solo nell’androne, in quanto ho incontrato subito l’unico operatore addetto alla vigilanza notturna della struttura (tutti gli altri erano già andati via) e la psicologa. Mi sono presentata loro, qualificandomi e richiedendo informazioni, soprattutto in merito alla sistemazione degli sfrattati – racconta la Caldato – I due mi hanno risposto che ‘avevano sentito’ dell’iniziativa di ospitare gli sfrattati ma non sapevano indicarmi gli aspetti operativi, invitandomi a rivolgermi al responsabile della struttura, un dipendente della Cooperativa Hilal oppure al Presidente sig. Kezraji, entrambi assenti fino al giorno 8″.

“Sempre più sconcertata, dopo il breve colloquio, ho potuto sbirciare dalle finestre dei locali ubicati al piano terra: illuminata parzialmente da luci interne e da quelle dei binari retrostanti, non ho visto stanze adibite ad alloggio per sfrattati, ma solo vani allestiti come quelli che, ahimè, si vedono passando davanti alla Caserma Serena di Casier. Successivamente, ho avuto modo di parlare, furtivamente e non con poca fatica, alternando francese ed inglese, con un paio di ragazzi dimoranti nella struttura, i quali mi hanno confermato che, per quanto ne sanno loro, nel fabbricato non vi sono unità abitative idonee da poter ospitare famiglie – dice una concitata Maristella Caldato – Quanto da me appurato, cioè l’esistenza di un unico ingresso nello stabile, unitamente ad una apparente assenza di unità abitative distinte per sfrattati munite di cucina e bagno, non sembra pertanto coincidere con le affermazioni del vicesindaco Grigoletto, esternate a fine dell’anno, secondo le quali ‘l’organizzazione guidata da Kezraji si è data da fare per trasformare parte del grande immobile a due passi dalla ferrovia in mini-appartamenti, o appartamenti, con accesso indipendente da quello dei migranti che sono accolti ai primi piani della struttura’”.

“Sono quindi sempre più convinta che famiglie, anziani e persone sole, in possesso di uno sfratto esecutivo immediato, non possano e non debbano essere ospitate al Ferro Hotel di Via Dandolo oppure in strutture similari. Nel contempo trovo censurabile la condotta dell’Amministrazione Manildo che ‘incarica’ queste persone, già in condizioni di grave disagio economico-abitativo, di ricercare da sé una sistemazione abitativa, consegnando un post-it giallo con un numero di telefono, senza che via sia comunque alcuna intermediazione da parte della struttura comunale”.

“Alla luce di quanto sopra illustrato, considerato che oramai sono trascorsi oltre quattro anni e mezzo dall’insediamento della mia/nostra Amministrazione Comunale del Sindaco Manildo, appare certificato il totale fallimento delle politiche abitative del Sindaco e del ViceSindaco Grigoletto, anche considerato che, negli ultimi mesi, il Comune di Treviso ha potuto godere di entrate straordinarie per ben 25 milioni di euro! – chiosa il consigliere – E dopo, il vicesindaco Grigoletto, a fine anno, ha il coraggio di dichiarare ‘che gli investimenti per la ristrutturazione di immobili comunali sfitti fatti fino ad oggi non permettono di assicurare una casa a tutte le persone su cui pende uno sfratto’. Una sconcertante realtà, comprovata da fatti, la quale, spero, abbia una giusta e dignitosa soluzione con l’aiuto di tutti, se serve anche con una protesta scritta all’indirizzo mail sindaco@comune.treviso.it”.

Insomma, per il PD di Treviso, tranne questo coraggioso consigliere, le famiglie di italiani sfrattati devono vivere nelle camerate con i cosiddetti profughi. Magari, perché no, nello stesso lettone.

E il tutto, ciliegina sulla torta, lo gestisce un affarista marocchino. Traghettiamo clandestini per arricchire il PD e gli immigrati.




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