Violenza in sala parto, Meluzzi: “E’ loro natura, psichiatria non c’entra”



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“La psichiatria qui c’entra fino ad un certo punto, il problema è culturale”. Lo psichiatra Alessandro Meluzzi, che della questione se ne intende, commenta in un’intervista allo Speciale Giornale la vicenda dell’immigrato somalo che travestito da infermiere ha tentato di stuprare una partoriente nella sala parto dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma.

Il travaglio era già cominciato quando l’uomo avrebbe iniziato a palpeggiarla sulla coscia sinistra e nelle parti intime, masturbandosi davanti a lei. Una vera e propria violenza sessuale.

Certamente si tratta di una personalità fortemente disturbata, ma allo stesso tempo dobbiamo fare attenzione: sarebbe un errore trattare questo caso soltanto dal punto di vista della psico-patologia. Il fenomeno è molto più complesso e investe la cosiddetta psichiatria trans-culturale, ossia lo studio dei nostri parametri diagnostici applicati ad altre culture e civiltà. Questo ci porta irrimediabilmente a rivedere i criteri rispetto all’effettiva capacità di intendere e di volere. In certe culture africane il fatto di percepire le voci in presenza di una certa esaltazione emotiva non è sufficiente per esempio a diagnosticare una schizofrenia. In certe strutture trans-culturali le amputazioni del corpo trovano una ragione culturale e rituale mentre da noi sarebbero delle mutilazioni di origine depressiva legate a disturbi della personalità. Dobbiamo dunque fare attenzione. Credo che in una cultura come quella somala, questa vicenda vada letta in chiave antropologica prima ancora che psichiatrica. In una società multietnica dovremo abituarci sempre di più ad eventi del genere. Non si può spiegare con la psichiatria ciò che in certe civiltà è tradizione come il considerare la donna solo e soltanto una preda.

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Insomma, non possiamo applicare i nostri criteri rispetto a comportamenti di individui che hanno una natura diversa dalla nostra.

La difesa del somalo è intenzionata a chiedere la perizia psichiatrica. A questo punto dunque è inutile?

La difesa ha ottime ragioni per farlo, ma allo stesso tempo uno psichiatra serio dovrebbe a mio giudizio contestualizzare la vicenda nell’ambito culturale. Anche se poi si corre il rischio di legittimare lo stupro e rendere impuniti i colpevoli proprio sulla base del fatto che per una certa cultura lo stupro è legittimo. Questo del resto è già avvenuto per esempio in alcune corti svedesi. Bisogna quindi prestare molta attenzione a non contemplare in termini di diritto la psichiatria trans-culturale. Chi viene in Europa deve dimenticare le sue tradizioni, questo dovrebbe essere un elemento imprescindibile per una civile convivenza.

Ma ancora meglio: chi ha tradizioni incompatibili con le nostre, non deve venire in Europa: “Non ce l’ho con gli immigrati, ma resto dell’idea che debbano rimanere nei loro paesi e costruire lì il loro sviluppo e il loro futuro. Se continueremo invece a dare l’idea che da noi le porte sono aperte, il benessere e lo sviluppo alla fine non lo avremo né noi e né loro. Ci ritroveremo alla fine con una plebe indistinta senza radici, senza cultura, senza identità, senza politica, senza valori, senza etica, senza diritti: una plebe che al massimo potrà fare la fortuna dei globalisti planetari non certamente quelli di una nazione e di un popolo.



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