Rivolta social contro la tassa sui sacchetti del PD

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Gli italiani non vogliono pagare i sacchetti biodegradabili per l’ortofrutta. La cosiddetta ‘tassa sui sacchetti di plastica’. La vedono come un’estorsione che si aggiunge a quelle degli africani appostati fuori dai supermercati.

Una foto, in particolare, è diventata in queste ore il simbolo della battaglia contro la normativa europea che obbliga i rivenditori a indicare sullo scontrino il costo delle buste utilizzate dal consumatore. Lo scatto mostra quattro arance, ognuna con la propria etichetta che indica peso e costo appiccicata direttamente sulla buccia.

Una pratica in teoria vietata per questioni di igiene e che non sempre permette di eludere la norma entrata in vigore il primo gennaio 2018: molti supermercati, infatti, hanno inserito già nell’etichetta di pesatura il costo del sacchetto. E non sempre si può chiedere al cassiere di stornarlo dall’importo della spesa.

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Di certo agli italiani la “tassa sulla spesa” proprio non va giù. E quella che doveva essere una norma nata per limitare l’impatto ambientale della spesa con l’eliminazione dell’inquinante plastica pesante rischia di diventare un vero e proprio boomerang dal punto di vista ecologico: se tutti inizieranno – quando possibile – a usare un’etichetta per ogni prodotto, quanta carta e inchiostro verrà consumato? Senza contare che molti, pur di non pagare la gabella, preferiranno i prodotti già imballati e prezzati, con conseguente aumento degli imballaggi da smaltire…

Intanto il PD prova improbabili ‘chiarimenti’:

Subito smontati dalla rete:




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