Troppi immigrati, chiude la scuola multietnica visitata da Renzi

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«Ormai è vista solo come la scuola degli stranieri. Alle famiglie italiane questo non piace. Così molti preferiscono mandare i propri figli altrove. Di conseguenza le iscrizioni calano. E adesso c’è il rischio che chiuda. Una fine che in qualche modo è nell’aria».

Sono le Medie Coletti nel quartiere di San Liberale, uno dei più multietnici nella periferia nord di Treviso- Nel febbraio del 2014 l’allora premier Matteo Renzi, all’inizio del suo mandato a palazzo Chigi, scelse di far visita proprio a questo istituto comprensivo con il record di iscrizioni di immigrati di seconda e terza generazione proprio per evidenziare l’importanza delle attività di quella che lui chiama integrazione.

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Pochi mesi prima, nello stesso istituto comprensivo, erano stati organizzati dei corsi di lingua e cultura araba per studenti di terza, quarta e quinta elementare. Per favorire la ‘integrazione’ degli italiani.

Gli stranieri sono troppi. Ormai hanno raggiunto quasi il 70% del totale degli alunni.
I bambini italiani si contano sulle dita di una mano: ogni 10 studenti, solo uno è nato nel Belpaese. E così la scuola media Coletti di Treviso rischia la chiusura.

“Ormai è vista solo come la scuola degli stranieri. Alle famiglie italiane questo non piace. Così molti preferiscono mandare i propri figli altrove. Di conseguenza le iscrizioni calano. E adesso c’è il rischio che chiuda. Una fine che in qualche modo è nell’aria”. A dirlo al Gazzettino erano stati, qualche giorno fa, i genitori dei ragazzi nel quartiere di San Liberale. La zona è ormai famosa per essere il quartiere multietnico della città. Molti genitori si sono mobilitati per convincere altri italiani a iscrivere i loro figli all’istituto. E il preside aveva fatto un appello, sostenendo che “lavoriamo ad alto livello, contro di noi pregiudizi infondati”.

A settembre i nodi arrivarono al pettine. Le iscrizioni per l’anno scolastico 2017/18 sono state poche e in maggioranza di alunni immigrati. Solo 16 domande, riportava la Tribuna di Treviso, di cui il 70% erano stranieri. Per evitare di creare una classe in cui i bimbi italiani si sentissero in un ghetto, è stato deciso di spostare i ragazzi nell’altra sede dell’istituto, nel quartiere Santa Bona.

“Se le famiglie italiane decidono di andarsene, chi resta?”, si chiede il preside, Mario Dalle Carbonare, come riportato da La Verità. “È un circolo vizioso che si autoalimenta”. E non è certo un caso isolato. In tutta Italia, soprattutto nelle periferie delle grandi città. Nell’istituto comprensivo “Giulio Cesare” di Mestre, come scriveva ilGiornale, ci sono classi in cui si hanno anche 22 stranieri su 23 alunni totali, “dove si parla solo in bengalese, gli insegnanti non comunicano con gli allievi né con i loro genitori, e qualche alunna musulmana non partecipa alle lezioni di flauto perché l’Islam glielo proibisce”. Alla fine la scuola è stata costretta a mettere delle “quote per italiani”.

Simile il caso della scuola elementare Rosmini di Padova dove, nella classe di prima, le maestre si sono ritrovati 24 bambini di nazionalità diversa. E non c’è nemmeno un italiano. Nelle periferie di Milano la situazione non è dissimile. Nelle elementari di via Paravia su 131 iscritti 121 sono stranieri. Mentre nelle sezioni prime dell’Istituto Tecnico Schiaparelli-Gramsci di Porta Venezia di nati nel Belpaese ce ne sono alcuni in più, ma non tanti. “Tre su 26 nella sezione di francese – scriveva ilGiornale – sei nella classe di francese/spagnolo, 11 in quella di spagnolo”.




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