Vescovo: “Date l’Italia a chi la desidera”

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“Gesù è venuto a insegnarci una via migliore: quella di allargare i confini della nostra casa, famiglia, patria e cultura a tutti coloro che lo desiderano, rompendo steccati consolidati e superando divisioni di ogni genere”.

Lo ha detto monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, durante la messa della notte di Natate celebrata nel Duomo. “L’accoglienza – ha aggiunto – rappresenta ancora oggi uno dei gesti più difficili”.

No, è semplicemente una perversione. La Patria non è una puttana che si dà a “chi la desidera”. Questi sono predicatori della dissoluzione. Sacerdoti della perversione. Immaginate uno che passa e vi dice “desidero tua mamma, dammela”: per i bergogliani gliela dovete dare.

Nosiglia ha spiegato che “la novità è Cristo, il figlio di Dio che nasce per noi, ma per accorgersene, e per sentire che lui sta bussando alla porta di casa, occorre non essere distratti, disattenti e preoccupati per altre cose, come lo sono stati gli abitanti di Betlemme, che gli hanno chiuso la porta delle loro case e del loro cuore”.

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In realtà, gli abitanti di Betlemme non hanno chiuso niente. E la mangiatoia era un tipico luogo di riposo per i viaggiatori dell’epoca. Nosiglia è un ignorante. Oltre che un sepolcro imbiancato.

Semmai è stato Nosiglia a chiudere le porte:

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Noi non dimentichiamo. Lui le porte, e non solo le porte, le apre unicamente ai giovani maschi africani.




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