Va a vedere il Presepe, trova i clandestini sul barcone

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Priamo Bocchi, rappresentante di Fratelli d’Italia a Parma, eletto recentemente nel coordinamento nazionale, fa una interessante riflessione sul Natale e sulla Chiesa

“Mancano ormai pochi giorni a Natale ma di Gesù, del Dio fatto uomo, non parla nessuno. Dopo il giubilo per la nuova legge sul bio testamento, le forze politiche italiane (quelle ligie ai dettami del pensiero unico, più “corrette”, inclini ad un sempre più maggioritario radicalismo nichilista, ateo, materialista e mondialista) si infervorano nel promettere prossime battaglie che, in nome di diritti civili e libertà senza limiti, possano affermare definitivamente il trionfo dell’io assoluto. In ogni parte d’Italia, alcune scuole e ospedali bandiscono presepe e crocefisso (rinnegando così le radici della nostra civiltà che sono, piaccia o no e che si creda o no, giudaico-cristiane) per non offendere l’altrui sensibilità religiosa e, in nome della laicità delle istituzioni, si nascondono i simboli più profondi della nostra identità nazionale.

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Anche la Chiesa, Corpo di Cristo, sembra avere ceduto allo spirito del nostro tempo, relativista e soggettivista. Le chiese si svuotano e la messa Eucaristica è sempre meno santa: tra schitarrate, sviolinate, canti, l’immancabile suono del cellulare, prediche alla Che Guevara ed applausi, ha finito per perdere parte dell’afflato solenne della liturgia.

E’ notizia di questi giorni che la Diocesi di Firenze abbia ceduto all’UCOII (l’organizzazione islamica vicina a quella dei Fratelli Musulmani) un terreno dove verrà costruita una moschea di 1250 mq. E se le pecore sembrano sempre più smarrite e disperse, anche il pastore non se la passa meglio. Papa Bergoglio sembra oggi parlare da capo di Amnesty International o di Greenpeace, piuttosto che da Vicarius Christi in terra.

Mancano ormai pochi giorni a Natale, ma di Gesù, del Dio che si fa bambino e viene ad abitare in mezzo a noi, nessuno parla, nemmeno il Papa che ha messo un’altra figura al centro della sua testimonianza: il migrante.

In tema di Natale ci si divide tutt’al più tra liberisti (che quel giorno sempre meno santo vorrebbero tenere aperti i nuovi templi contemporanei ossia i centri commerciali) e sindacalisti (che vorrebbero invece fossero chiusi) o su altri più laici aspetti (il menù della cena col parentame, il pesce in offerta, le vacanze, i cinepanettoni, i brindisi, ecc.). Lo spirito del Natale è tutto qui, in queste diatribe.

Ho fatto questa lunga premessa solo perché siccome tra pochi giorni è Natale, questa sera sono voluto entrare nella mia chiesa per vedere il presepe e per dire una preghiera. Ho cercato nella penombra della cripta la magia della natalità e di quella mangiatoia che da oltre duemila anni è capace di scaldare il cuore dei bambini insieme a quello dei grandi, che nell’occasione ritornano bambini. Ho cercato in quel presepe la grotta, l’angelo, il bue, l’asinello, i pastori, la stella cometa e non li ho trovati. Volevo tornare bambino e commuovermi ancora una volta davanti a quell’incanto; dimenticare tutto e inchinarmi pieno di meraviglia ai piedi di quella mangiatoia e di quel Re bambino che nasceva per noi.

Non ho trovato nulla di tutto questo e, cosa peggiore, a non trovarlo saranno i bambini privati di un presepio fatto come si deve. Qualcuno quest’anno ha pensato di profanare la magia, il mistero di Betlemme, scegliendo di utilizzare quel bambino come sorta di scudo umano (e divino) per allestire un grottesco pippone politico sul tema dei migranti.

Il presepio è divenuto così altra cosa: una provocazione, un allestimento da biennale, un tazebao, più adatto ad una Casa del Popolo che ad una Casa del Signore. Gesù, Giuseppe e Maria sono rappresentati da tre grossolane statue sistemate dentro ad un barcone, a mo’ di migranti (chissà se economici o richiedenti asilo). Ad attendere la sacra famiglia, sulla costa, una piccola e simbolica folla issante un tricolore italiano ed uno striscione con la scritta “Tornate a casa vostra”. Poco importa che mancassero, in quella rappresentazione del dramma che è l’immigrazione camuffato da presepe, tanti altri protagonisti: complici, avvoltoi, speculatori, morti, o tutti quegli italiani che, magari senza tricolore in mano, si prodigano per l’accoglienza: con i fatti e non con i pipponi.

A mancare era soprattutto lui, Gesù, il festeggiato. Me ne sono andato via in fretta e, lo devo confessare, anche un po’ offeso da quella messinscena: come parrocchiano, come cattolico e non ultimo come italiano (la bandiera tricolore, il simbolo della mia madre patria, per me è sacra e non mi piace vederla sputtanata). Per il nervoso, ora che ci penso, mi sono anche dimenticato di dire la preghiera. Sono uscito di corsa, passando vicino ai sacchetti di alimenti che alcuni parrocchiani portano per rassicurare la loro coscienza, destinati ai poveri (italiani e stranieri) e che chissà per quanti giorni ancora rimarranno lì, in un angolo buio della chiesa, ad aspettare che qualche preseparo fustigatore, estremista umanitario o divulgatore dell’accoglienza parolaia, si prenda la briga di andarli a portare a qualche bisognoso, magari straniero. Se ne conoscesse qualcuno…

L’ossessione per il migrante ha finito per sostituire Gesù.



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