L’ultima follia del PD: niente carcere per pene fino a 4 anni

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Uno dei punti chiave del testo della riforma prevede che, in caso di condanna definitiva fino a 4 anni, questa non venga espiata, con il colpevole libero in attesa dei servizi sociali.

Ridurre il ricorso al carcere per i delinquenti. Non bastavano gli indulti e le depenalizzazioni partorite in questi sciagurati anni di governo mai eletto. Il decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario elaborato dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando e approvato ieri, in esame preliminare, dal Consiglio dei Ministri, in pratica apre le porte delle carceri a ladri e spacciatori, che è poi l’elettorato di riferimento del partito del ministro.

Il provvedimento, redatto avvalendosi dei lavori della commissione istituita dal Ministro Orlando nel luglio 2017 e presieduta dal prof. Glauco Giostra, si inserisce nel più ampio programma sotteso alla riforma della materia penale ed è volto principalmente a svuotare il più possibile le carceri, che scoppiano grazie all’immigrazione.

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Lo schema di decreto legislativo è suddiviso in 6 parti, corrispondenti ad altrettanti capi, dedicate alla riforma dell’assistenza sanitaria, alla semplificazione dei procedimenti, alla eliminazione di automatismi e preclusioni nel trattamento penitenziario, alle misure alternative, al volontariato e alla vita penitenziaria. Ma l’obiettivo primario è diminuire il sovraffollamento, assegnando la priorità alle misure alternative al carcere come ‘obbligo di firma’, ‘domiciliari’ e altre piddinate varie.

Uno dei punti chiave del testo della riforma prevede che, in caso di condanna definitiva fino a 4 anni, questa non venga espiata, con il colpevole libero in attesa dei servizi sociali.




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