Invece di controllare i locali etnici vanno a caccia di asterischi da Cannavacciuolo

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“Ma quale frode? Per me significa fregare i clienti. E né io, né mia moglie, né il nostro staff lo ha fatto, lo fa o lo farà mai. Va bene che ci siano delle regole, ma applicarle in questo modo è assurdo”. Al termine di un’ispezione nel nuovo ristorante che il giudice di Master Chef ha aperto da luglio a Torino, è scattata una denuncia per per sua moglie, Cinzia, e per il titolare del locale perchè alcuni prodotti congelati non erano correttamente segnalati sul menù. “Si parla tanto delle difficoltà che gli imprenditori sopportano per lavorare in Italia, in qualsiasi settore – spiega lo chef alla Stampa – storie come questa fanno venire voglia di andarsene da un’altra parte”.

Al Cannavacciuolo Bistrot di Torino, secondo quanto riferito da alcuni quotidiani, è stata staccata una multa da 1.550 euro per la mancata tracciabilità di alcune materie prime. Si tratta di inosservanze che non comportano pericoli per la salute comunque, dato che i prodotti erano sottoposti regolarmente alla catena del freddo. “Abbiamo sbagliato, c’è poco da discutere, ma non l’abbiamo certo fatto in malafede – ha protestato Cannavacciuolo in un’intervista alla Stampa – d’ora in avanti un asterisco lo indicherà accanto ad ogni piatto. Fine della storia”. L’ispezione nel locale della zona Gran Madre di Torino ha portato alla denuncia per frode in commercio per il direttore della ristorazione del bistrot, Giuseppe Savoia, e per Cinzia Primatesta, moglie dello chef e responsabile della società Ca.Pri., a cui fa capo la catena di ristoranti.

Nel mirinop dei Nas sono finiti il pesce, gli ortaggi e addirittura la pasta. “La pasta che finisce in tavola è sempre fresca, ci mancherebbe – ha assicurato Cannavacciuolo alla Stampa – può succedere, però, che ne avanzi un po’. E allora viene congelata, ma esclusivamente per uso personale e non per essere proposta successivamente ai clienti – ha continuato – insomma, il cibo buono non si butta. Ma quella roba, lo ripeto, ce la mangiavamo noi e nessun’altro”. I controlli degli ispettori hanno, però, rilevato anche materie prime non tracciate. “Tutto quello che è stato trovato nella cucina di Torino è assolutamente tracciato – ha ribattuto lo chef – semplicemente non sono state riscritte le schede dei singoli fornitori sui registri del ristorante. Evidentemente, negli ultimi tre giorni, nessuno ne aveva avuto ancora il tempo”.

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Una barzelletta. Invece di controllare a tappeto i negozi etnici, pieni di prodotti andati a male e cancerogeni, oltre a lavoratori clandestini, vanno a “caccia di asterischi”.

Per carità, giusto controllare tutti, ma ci sono priorità. E queste dicono che chi ha cacca di topo nelle cucine è prioritario da controllare rispetto a chi non ha l’asterisco accanto ad una pietanza.




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