Sotto questo ponte vive una donna italiana: “Non ho soldi per affitto”

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Vivere da due anni sotto i ponti di varie città del Nord Italia, soprattutto Parma e Mantova. Grazia (nome di fantasia) ha deciso di raccontarci la sua storia. Il suo obiettivo, come ci ha confidato prima dell’intervista, è di far capire ai lettori la vita reale delle persone, a Parma e nel ‘ricco’ Nord nel dicembre del 2017. Mentre tutti ci affrettiamo a girare i negozi lei, da ben 24 mesi, gira i ponti di alcune città del Nord. “Non mi piace rimanere troppo in uno stesso punto, ci sono molti pericoli dovuti alla vita di strada e soprattutto in certi posti puoi avere esperienze non facili, che ti lasciano stravolta come è capitato a me. Quindi ho deciso di spostarmi frequentemente in modo da non avere problemi con nessuno. Il mondo che popola i ponti non ve lo immaginate nemmeno, anche in questa città. Italiani e stranieri, tutti accomunati dalle stesso destino: non avere più una casa, non avere una famiglia alle spalle o aver rotto tutti i rapporti, perdere il lavoro e da un giorno all’altro ritrovarsi sbattuti in strada. Senza un posto dove andare”.

Grazia ci parla dei suoi primi momenti in strada. “Io oggi ho 65 anni ma tutti mi dicono che li porto bene” e si mette a ridere. “Ti assicuro che la strada tempra non poco e smetti ben presto di pensare al concetto di fragilità legato all’essere donna quando ti ritrovi a dormire sotto al ponte, con solo una coperta come amica. Ho avuto una grave malattia ma per fortuna ne sono guarita e ora sto bene: un tumore, è stato davvero un inferno ma sono riuscita a superarlo. Quello che non ho superato invece è stata la perdita di mio marito; la mia famiglia l’avevo persa due anni prima. Entrambi i miei genitori sono morti, a distanza di pochi mesi. Con la morte di mio marito e lo sfratto che è diventato esecutivo mi sono ritrovata da un giorno all’altro sola e senza soldi. Dalla casa in affitto sono dovuta uscire e di soldi da parte nessuno dei due ne aveva: lui, che di mestiere faceva il muratore, non era riuscito a mettere da parte molto e una parte dei risparmi sono serviti per sostenerci economicamente nei periodi nel quali eravamo malati. Anche lui infatti ha avuto dei grossi problemi di salute”.

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Dopo lo sfratto la decisione di trasferirsi a Parma in cerca di un lavoro. “Facevo le pulizie per alcune famiglie e cercai di fare lo stesso lavoro anche a Parma ma non trovai niente di significativo, se non qualche ora di lavoro per una cooperativa. Dopo quel lavoro ne feci altri a tempo determinato; uno o due mesi. Non avevo i soldi per pagare un affitto. Così sono stata costretta a vivere qui, sotto il ponte delle Nazioni a Parma e poi a Mantova, spostarmi in altre città e fare poi ritorno a Parma”.

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Ieri ne è morto uno, a Genova. Volete fare il bis, voi, luridi governanti che anche in queste ore pensate solo allo ius soli, sbattendovene degli italiani che vivono al freddo e al gelo? Voi, finti religiosi che aprite le vostre canoniche, e non solo quelle, a finti profughi, mentre lasciate morire per strada i vostri connazionali? E noi, che parliamo, ma non prendiamo provvedimenti seri perché tutto questo abbia fine.

In Italia abbiamo 21.259 (tanti ne censiva Istat nel 2016) senzatetto italiani. Gente che vive per strada. Nel contempo abbiamo, ad oggi, circa 200mila finti profughi in hotel. E’ intollerabile. Vogliamo sentire dire da Salvini, leader dei populisti, una cosa semplice: se vinco, dal giorno dopo i contratti con gli hotel vengono disdetti, e chi si è preso i fancazzisti, di prenderà i senzatetto italiani. Martelleremo il prossimo governo, augurandoci che sia un governo populista, dal giorno 1. Saremo più feroci di quanto siamo stati con quello abusivo.

Quanto a Minniti e agli altri abusivi che in questi anni hanno lasciato all’addiaccio 21.259 italiani, mentre piazzavano decine di migliaia di clandestini in hotel, che siate maledetti.