WSJ: Google minaccia la democrazia e la libertà



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C’è un interessante articolo del Wall Street Journal sul pericolo che il duopolio di fatto esercitato da Google e Facebook su Internet pone alla libertà di pensiero e di espressione. E chiede un intervento antitrust.

Il WSJ mette in risalto quanto avvenuto ad un blog politico:

When virtually all online advertising goes through two companies, however, they have the power to harm websites arbitrarily. One political blog that posted an article trying to distinguish the “alt-right” from white nationalism received a warning email from Google’s AdSense team. An editor took the article down, explaining to readers that the blog “needs revenue from the Google ad platform in order to survive.” You needn’t agree with the editorial decision to publish the article to be troubled by Google’s vetoing it.

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Google ha minacciato il blog della cancellazione del proprio servizio di pubblicità, se questo non avesse eliminato un articolo (non foto porno, non violazione di copyrigth: ma parole) ritenuto ‘pericoloso’. Il blog ha eliminato l’articolo perché senza la pubblicità fornita attraverso Google AdSense non poteva sopravvivere.

A Vox è capitato lo stesso. Goolag, su richiesta di Boldrini e dei suoi barboncini venezuelani, ci ha fatto la stessa minaccia, e noi l’abbiamo mandata affanculo. Ma in generale i giornali si adeguano alle richieste/minacce: è un metodo post-moderno di limitare la libertà ed imporre la propria visione del mondo.

In sostanza Goolag, attraverso il proprio servizio di pubblicità online AdSense, fa quello che i regimi totalitari fanno e facevano: impone la censura su quello che può e non può essere scritto. Non c’è differenza tra imporlo con la violenza fisica o farlo minacciando di demonetizzare un sito di informazione o un giornale: per il semplice fatto che Google agisce in regime di quasi monopolio.

Lo spiega bene questo estratto:

In his 2014 book “Zero to One,” Peter Thiel notes that because Google “doesn’t have to worry about competing with anyone, it has wider latitude to care about . . . its impact on the wider world.” If executives at a Silicon Valley monopoly believe that censoring certain content will push the world in a positive direction, market pressures cannot sufficiently restrain them.

Quando non hai concorrenti, puoi minacciare chi si serve del tuo servizio. Tanto il mercato non può punirti, perché il mercato sei solo tu. Non c’è differenza tra Google e il Partito Comunista sovietico o quello cinese di oggi.



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