Tratta prostitute nigeriane sui barconi, tra gli arrestati non c’è Renzi

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I carabinieri di Lamezia Terme hanno arrestato sei nigeriani e un italiano, che incredibilmente non è Matteo Renzi, accusati di far parte di un’organizzazione in grado di far arrivare clandestinamente in Italia decine di giovani prostitute nigeriane. Le donne erano vittime di violenze e minacce con riti di magia nera e voodoo, per ripagare il debito di 30mila euro contratto per il viaggio verso il nostro Paese.

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Perché le statistiche lo dicono, le poche donne sui barconi sono tutte prostitute:

Governo di ‘papponi’: 80% profughe sono prostitute nigeriane

Gente che crede nel voodoo.

I loro nomi sono: Ifueko Aiyamekhe, “madame” (ex prostituta divenuta mediatrice tra le squillo e i vertici criminali, ndr); Osagie Omoregie, compagno di Ifueko, che intratteneva i contatti con Nigeria e Libia provvedendo al procacciamento delle donne e all’organizzazione di tutte le fasi della tratta; le altre madame Silvia Ekuaze James, Joy Enoma, Gift Idahosa e Angel Humphrey; Vincenzo Criserà, fiancheggiatore.

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Ma Renzi, Alfano, Mattarella, Boldrini e le Ong nulla. Loro che sono al vertice di questa organizzazione che ha traghettato in Italia decine di migliaia di papponi e puttane nigeriane rimangono liberi.

Le indagini, iniziate nel gennaio 2017 hanno consentito ai carabinieri di ricostruire le ramificazioni dell’organizzazione in diverse località italiane, in Nigeria e in Libia.

I vertici del gruppo criminale “reclutavano” giovani donne africane adescandole con la promessa di un lavoro in Italia. Le stesse venivano sottoposte a rituali di magia nera “voodoo/juju”, al fine di vincolarle al pagamento del debito contratto per effettuare il viaggio verso la penisola italiana. Rompere il giuramento, nella loro “cultura”, avrebbe portato disonore e gravi conseguenze anche nei confronti dei familiari.

All’arrivo in Italia, le vittime venivano rintracciate presso i centri di accoglienza e avviate alla prostituzione.

Parte dei guadagni dell’attività di prostituzione veniva investita in una “contribution”, una cassa comune messa a disposizione delle madame per “l’acquisto” di nuove donne.

Tutto grazie al PD e alle Ong. Che dovrebbero essere indagati per favoreggiamento.