Igor non vede l’ora di tornare in Italia, figli vittima attaccano procuratore: “Non staremo zitti”

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Ha risposto a qualche domanda e ha accettato di essere consegnato all’Italia. Igor, catturato vicino Saragozza dopo aver ammazzato due agenti e un allevatore, ha detto di essere in Spagna da settembre.

Ricercato in Italia per due omicidi e un tentato omicidio, il 36enne serbo non potrà tuttavia essere consegnato sino a quando non sarà processato in Spagna. Feher, anche conosciuto come Igor Vaclavic, ricercato dall’Interpol, è stato catturato venerdì mattina in una zona tra i comuni spagnoli di Cantavieja e Mirambel, mentre era in fuga dopo aver ucciso a colpi d’arma da fuoco due agenti della Guardia civil e un agricoltore. Lamela ha raccolto le sue dichiarazioni per accuse di furto e omicidio, per cui l’Italia ha chiesto l’estradizione. Il giudice lo ha informato delle accuse pendenti con le autorità italiane.

Secondo quanto filtra da ambienti investigativi italiani l’eventuale consegna, è emerso sempre dall’udienza di convalida in Aragona, avverrà dopo i processi per i tre omicidi in Spagna del 14 dicembre. Gli inquirenti italiani hanno chiesto l’audio della sua voce: uno degli elementi che mancava a chi indaga da oltre otto mesi. Per questo motivo la richiesta inoltrata ai magistrati spagnoli dal pm Marco Forte è di inviare il file con la registrazione audio dell’udienza che si è tenuta in mattinata davanti al giudice Carmen Lamela che ha interrogato l’indagato in videoconferenza. Un altro aspetto su cui gli investigatori italiani si stanno coordinando con i colleghi spagnoli riguarda le analisi del materiale informatico trovato nello zaino di Igor e sequestrato. Militari del Ros che si sono occupati di questo tipo di indagini nei mesi scorsi sono in Spagna per avviare questo tipo di lavoro. Se non ci saranno impedimenti si pensa di avere risposte significative nel giro di una settimana.

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Intanto in Italia i figli di Valerio Verri, guardia ecologica volontaria trucidata l’8 aprile, attaccano il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato: “Nutriamo rispetto profondo per la magistratura e per tutte le forze dell’ordine. Proprio per questo rispettiamo il messaggio che lei, con il comandante dei Carabinieri affianco, ci avete voluto mandare. È andato tutto bene, è stato fatto tutto benissimo, chiudiamola qui. Grazie, abbiamo capito. Non siamo d’accordo”.

“Abbiamo assistito – scrivono Francesca e Emanuele Verri – alle conferenze stampa da lei tenute con a fianco proprio il comandante dei Carabinieri di Ferrara. Abbiamo ascoltato i complimenti che Lei gli ha rivolto dicendo che aveva fatto tutto bene”. In fin dei conti, concludono più avanti, “si tratta solo di nostro padre, operaio in pensione, volontario vittima del proprio dovere. Già, lui sì“.




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