“Partorienti schiavizzate in ospedale per pagare taglio cesario”, nuovo business a casa Kyenge



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Non si capisce perché la Kyenge non vada a prestare la sua opera gratuita di medico – lei dice di esserlo – nella sua terra, dove sarebbe utile. O meglio: si capisce…

Faida, una 20enne congolese, ha partorito il suo Jospin da 3 mesi, ma il piccolo non ha ancora visto la luce del sole tropicale che abbaglia le foreste nord-orientali della Repubblica Democratica del Congo (Drc). Entrambi sono rinchiusi in uno degli ospedali fatiscenti della città di Beni, al confine con l’Uganda, non lontano da dove, alcuni giorni fa, un gruppo di ribelli ugandesi ha ucciso 14 Caschi blu dell’Onu. Faida dopo una serie di complicazioni durante il travaglio è stata costretta ad un parto cesareo costato 260 dollari, una cifra che è riuscita a pagare solo in parte grazie all’aiuto di parenti e amici. Mancano ancora 170 dollari per saldare il debito, ma lei non lavora e il marito è disoccupato, così, finché non riuscirà a racimolare l’intera somma, sarà «detenuta» all’interno dell’ospedale, costretta a lavare i panni sporchi degli altri pazienti, dopo aver già venduto i pochi vestiti che aveva.

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Faida non è la sola donna nella Repubblica Democratica del Congo e in molti Paesi dell’Africa sub-sahariana a subire questo tipo di ‘detenzioni’. Secondo lo studio «Hospital Detentions for non payment of fees: a denial of rights and dignity», pubblicato dal think-thank inglese Chatham House. Ragazze giovanissime, spesso neo-mamme, incoscienti dei loro diritti, costrette a subire umiliazioni di ogni genere per non aver denaro a sufficienza per pagare diaria e trattamenti sanitari forniti dagli ospedali pubblici e privati.

In uno studio effettuato per sei settimane nel 2016, Chatham House ha scoperto che 46 su 85 donne congolesi, ossia il 54% tra coloro che avevano partorito, venivano trattenute in ospedale per non aver pagato la degenza. Secondo il rapporto del think tank inglese, almeno 950 casi sono stati documentati nel periodo 2013-2017, ma date le difficoltà nell’accedere alle strutture è probabile che il fenomeno riguardi migliaia di donne. Una pratica così diffusa da aver inculcato in molte regioni del Paese il principio per cui è diritto dell’ospedale non dimettere le giovani donne finché il conto non è stato saldato. Fino a quel giorno vengono controllate a vista da guardie contrattate ad hoc dalle strutture sanitarie, in alcuni casi i medici propongono sesso in cambio della liberazione, altre volte vengono umiliate pubblicamente e costrette a lavori schiavistici all’interno dell’ospedale per ripagare il debito.

Berlusconi subito parlerebbe di ‘piano marshall’. Nulla di più sbagliato. Urge, invece, una distribuzione di massa di preservativi e di ogni tipo di anticoncenzionale in Africa. Che ha il problema inverso dell’Europa.



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