PD impedisce referendum anti-Moschea a Pisa e Firenze

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«Sulla moschea sarebbe quanto mai opportuno un referendum». Lo afferma il capogruppo della Lega in Consiglio regionale Manuel Vescovi, in merito alla realizzazione della moschea a Sesto Fiorentino. «La nostra proposta di legge sulla realizzazione di nuovi luoghi di culto – ricorda in una nota – che prevede anche referendum consultivi è datata luglio 2016 ma, ovviamente, non è mai stata calendarizzata. Chissà come mai.. E’ una vergogna», conclude.

Questione di rolex. E’ sempre questione di rolex.

Intanto, il PD impedisce anche ai cittadini di Pisa la possibilità di decidere: “Pochi minuti fa (oltre un mese dopo la nomina del terzo garante, avvenuta il 9 novembre), ci è arrivato il verbale della seduta dei Garanti. Cosa hanno deliberato circa il quesito referendario sulla costruzione della moschea? Asseriscono che, essendo ormai vicine le elezioni politiche (marzo 2018), e le elezioni amministrative comunali (che si terranno entro giugno 2018), non sia possibile tenere il referendum! E chi ha perso tutto questo tempo? Rinfreschiamoci la memoria, dunque, il Comune di Pisa, dopo aver collezionato una serie infinita di ritardi illegittimi sin dall’inizio della procedura, arriva a constatare quel risultato che ha sempre voluto raggiungere: l’impossibilità di svolgere il referendum! Peccato che la proposta referendaria sia stata depositata dal Comitato ‘Il popolo decide’ in data 7 giugno 2017, oltre 6 mesi fa, peccato che il procedimento referendario abbia una durata complessiva di 6 mesi e che dunque questo avrebbe dovuto concludersi proprio in questi giorni con la raccolta firme, peccato che il Comune stesso abbia fatto di tutto in questi mesi per rallentare ed impedire l’iter referendario, da noi avviato per tempo. Come? Prima il Sindaco ha atteso ingiustificatamente circa 40 giorni per trasmettere il quesito ai Garanti, poi questi, hanno esaminato il quesito (identico a quello già ammesso dallo stesso organo pochi mesi prima, su istanza del Comitato #NoMoschea), per 14 giorni, senza fissare una riunione, né fare alcunché, quindi il 28 luglio il Prof. Romboli si è dimesso e il Comune ha ritenuto che ciò sospendesse la procedura. Così è stato per 3 mesi e mezzo, finché, a seguito del nostro ricorso giudiziario e dalla richiesta esercitata dalla minoranza consiliare, è stato eletto il Prof. Consorti, in data 9 novembre. Quindi per oltre un mese ancora, fino appunto a ieri, 14 dicembre, i Garanti non hanno ritenuto di fare alcunché, fino poi ad accorgersi che (guarda caso!), non ci sarebbe più tempo per dare la parola alla città con il referendum! Siamo ormai giunti ad una vera e propria presa in giro istituzionale, con i sacrosanti diritti partecipativi dei cittadini negati, in spregio allo Statuto comunale ed alla stessa Costituzione italiana! Si nega la possibilità non solo di indire e di votare il referendum, ma anche di raccogliere le firme! Riteniamo che la condotta tenuta dal Comune di Pisa durante tutto il corso dei 6 mesi trascorsi, dalla data di deposito del quesito, sia gravemente lesiva della sovranità popolare, nonché offensiva nei confronti dei cittadini residenti a Pisa, cui si priva la possibilità stessa di esprimere la propria opinione (quale che sia), su un tema così delicato, specie nel contesto attuale. A questo punto confidiamo nella magistratura e nel buon esito del ricorso, che comunque vada ha consentito la reintegrazione del Comitato dei Garanti e soprattutto ha così permesso alla popolazione di constatare fino a che punto (ed a quale costo), il Comune desideri evitare il referendum, con buona pace della partecipazione e del voto! Riteniamo però, all’opposto, che l’indizione del referendum sia ancora possibile: i tempi ci sono in realtà, al contrario di quanto sostengono i Garanti. Bisogna, però, volerlo. E ‘qualcuno’ invece non ha voluto dal 7 giugno scorso (di fatto), quando l’istanza è stata presentata. Insisteremo ancora perché ce lo chiedono i cittadini e perché siamo convinti di tutelare quei diritti sacrosanti che il Comune, beffardamente, ha fin qui voluto negare ai cittadini. Ad maiora!”

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