Butac e la lotta alle “fake news” usando Google Translate



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Nuova perla dei barboncini di Boldrini. Da leggere l’articolo che sbeffeggia il sito Butac.it  

L’americana Kimberly Jones rende pubblico un video con lo sfogo del figlio Keaton, bullizzato a scuola. Il video attira molta attenzione e solidarietà.

 
 

Qualcuno però trova un paio di foto di Kimberly Jones in posa con la bandiera confederata e ne inferisce che i Jones sono razzisti – sottinteso: “Fanno bene a bullizzare il figli

Kimberly Jones si difende dicendo che erano solo scatti ironici.

Ma non voglio parlare di questo. Voglio parlare di Butac, il sito di sedicenti cacciatori di bufale tenuto in palmo di mano da Laura Boldrini.

Michelangelo Coltelli, uno degli “esperti” con cui la Boldrini si vanta di combattere le “fake news”, firma col suo noto pseudonimo “maicolengel” una “perizia” il cui esito è:

“E’ curioso notare come una mamma bigotta e xenofoba sia infastidita da come gli altri trattano suo figlio, senza che faccia autocritica su come lei tratta gli altri”.

Povero Keaton Jones, ora lo ‘bullizzano’ anche i media

A parte che da un “fact-checker” ci si aspetterebbe una risposta sulla veridicità o meno di una storia, e non una riflessione morale; ma ci si chiederà su quali fatti si basi l’accertatore di fatti, e su quali fonti si basi il cacciatore di bufale? Essenzialmente su fonti come “molti” e “qualcuno” che avrebbero trovato non meglio precisati contenuti di “xenofobia ed estremismo religioso”.

Scorrete l’articolo e vi sfido a trovare fatti e fonti più precisi e dettagliati di questi – come invece sarebbe stato richiesto, dal momento che la grande stampa si limita a citare le foto confederate ma non questi altri presunti contenuti e commenti.

Forse per corroborare questo ben misero approfondimento, vengono citati un paio di brani da un articolo di un sito connotato politicamente (attivismo afro-americano di estrema sinistra), che non dà nessun fatto nuovo.

In compenso la traduzione è rozza, e qualcuno nei commenti rileva gli errori e, soprattutto, l’involontaria ironia avendo “maicolengel” aperto l’articolo con un pistolotto su come lui in famiglia comunichi in inglese. 

VERIFICA LA NOTIZIA

La risposta del diretto interessato è (proprio così):

“vedi scrivo circa 2/3 articoli al giorno, e spesso lascio che il lavoro di traduzione lo faccia Google Translate, correggendo se mi resta il tempo. I 2/3 articoli che scrivo sono caricati a notte fonda, e non sempre rileggo le traduzioni”

Insomma: il “fact-checking” che dovrebbe scovare le bufale e dirvi cosa sia vero e cosa sia falso è fatto da persone non qualificate, al ritmo di 2/3 articoli al giorno (calcolate voi quante ore dedicate a ciascuna “ricerca della verità”, considerato che non lo fanno a tempo pieno), usando Google Translate e rileggendo solo se resta il tempo.

E questo “approfondimento” è un esempio di quali risultati ci si possa attendere, ed è emblematico del perché vada combattuto qualsiasi tentativo di conferirgli uno status privilegiato rispetto a ciò che in realtà è: una presa di posizione di una persona comune.

Non so a voi, ma a noi gli autoproclamatisi ‘debunker’ ricordano lui:



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