«Buone Feste» al posto di Natale, Preside: «Fatto per coinvolgere più famiglie possibile»

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Il bel tacer non fu mai scritto. Non la pensano così la preside dell’Italo Calvino, la scuola del Natale trasformato nel neutro e demenziale ‘la festa delle buone feste’, e il giornale di fake news Avvenire, che nel tentativo di sminuire la notizia:

Scuola Milano censura la parola Natale per non turbare Islamici

Partoriscono una smentita che è una conferma:

Polemica montata sul nulla sulla scelta dell’istituto omnicomprensivo Italo Calvino di via Frigia, a Milano, che secondo Lega e Forza Italia avrebbe deciso di trasformare la festa di Natale di domenica prossima 17 dicembre in “Grande festa delle Buone feste”. Ma la preside replica: nessun taglio delle tradizioni, la settimana dopo è dedicata a iniziative natalizie.

«Dopo i presepi e i crocefissi, ora anche le feste di Natale vengono ostacolate nelle scuole»: così Samuele Piscina (Lega), presidente del Municipio 2 di Milano e Laura Luppi (Fi), assessore municipale alle politiche educative. «La parola Natale, simbolo della nostra fede e della nostra cultura, non discrimina nessuno», spiegano. Un attacco cui si associano anche altri esponenti del centrodestra come Maria Stella Gelmini (Fi) e Paolo Grimodi (Ln). Stefano Maullu, (Fi) parla di «chiara sottomissione all’islam». E aggiunge «se non salvaguarderemo le nostre tradizioni, corriamo il rischio concreto di trasformarci in una società senza fondamenta, senza nessuna base culturale o ideologica, un Paese in balia di Maometto».

Accuse forti, ma del tutto infondate, come spiega la dirigente dell’istituto Dorotea Maria Russo. «La scelta di chiamare “Festa delle Buone Feste” l’incontro di domenica mira a coinvolgere più famiglie possibili». Famiglie, aggiunge la dirigente che spesso sono lontane dalla scuola e che si vuole iniziare ad avvicinare anche con questo appuntamento. E il Natale? Nessuna cancellazione. La settimana successiva sarà dedicata a celebrazioni natalizie con recite, presepi viventi e canti.

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Quindi la preside conferma di avere cancellato la parola Natale per “avvicinare famiglie lontane dalla scuola”, e si sa, non puoi avvicinare l’islamico se parli di Natale, così ci si inventa una festa fittizia e si cancellano le nostre tradizioni, rimandate, dice lei, alla settimana dopo.

Non sappiamo se è peggio il buco o la toppa. Ma è penoso che il giornale dei Vescovi, tra l’altro finanziato con soldi pubblici, cerchi di difendere chi svilisce le nostre tradizioni cristiane. Ma non sorprende, da parte di chi vende un terreno agli islamici perché ci facciano una moschea. Un tempo si accontentavano di trenta denari, oggi minimo duecentosessanta.




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