NY: Famiglia terrorista islamico è oltraggiata per violenza Polizia

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Si dicono «oltraggiati» dal comportamento della polizia di New York e chiedono alla giustizia di «trovare la verità che si nasconde dietro l’attacco». I familiari di Akayed Ullah, il 27enne del Bangladesh arrestato per l’attentato di ieri, invece di fare i bagagli e tornare a Dacca, accusano i poliziotti.

Il direttore legale del Consiglio di New York per le relazioni islamiche, Albert Fox Cahn, ha riferito che i parenti di Ullah si sentono «oltraggiati dal comportamento degli uomini delle forze dell’ordine che hanno tenuto bambini di anche soli 4 anni fuori al freddo e trascinato un teenager fuori dalla sua classe per interrogarlo senza la presenza di un legale o dei suoi genitori».

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«Questo non è il tipo di azione che ci attendiamo dal nostro sistema legale», si legge ancora nella dichiarazione della famiglia dell’attentatore, che alle forze di polizia ha dichiarato di aver agito ispirato dall’Isis e per vendicare i palestinesi. Secondo i parenti di Ullah, però, bisogna ancora capire quale sia «la verità che si nasconde dietro questo attacco»: «Abbiamo piena fiducia – hanno detto – nel fatto che la nostra giustizia trovi la verità che si nasconde dietro questo attacco e che alla fine saremo in grado di sapere cosa è accaduto».

Fantastici. Aveva una cintura esplosiva, ha fatto detonare una bomba, ma si deve “capire la verità”. Tipico vittimismo islamico, anche quando mettono le bombe.

L’attentatore Akayed Ullah su Facebook: «Trump, hai fallito»

«Trump hai fallito nel proteggere il tuo Paese»: questo il derisorio messaggio di sfida per il presidente americano postato su Facebook da Akayed Ullah mentre si stava mescolando alla folla del principale terminal di Manhattan per il suo attentato. Il movente, ha confessato, è l’odio verso gli Usa («O America, muori nella tua collera» è annotato sul suo passaporto), decenni di politiche americane nei confronti dei Paesi musulmani, anni di raid contro l’Isis in Siria e altrove.

Intanto gli investigatori continuano ricostruire i dettagli dell’attentato e a scavare sul passato di Ullah, anche interrogando la moglie, che vive a Dacca insieme al loro figlio di sei mesi. Finora è stato accertato che ha costruito da solo la “pipe-bomb” a casa con istruzioni online, utilizzando delle luci di Natale e una batteria per farla detonare, nonché procurandosi il tubo nell’azienda elettrica dove lavorava dopo aver fatto il tassista dal 2012 al 2015. Il luogo dell’attentato è stato scelto per la presenza di poster a tema natalizio, per rievocare gli attacchi in Europa contro i mercatini di Natale. Ullah non ha precedenti nel suo Paese e non era nel ‘radar’ della polizia o dell’Fbi. Ha cominciato a radicalizzarsi su internet almeno dal 2014, guardando la propaganda online dell’ Isis, e ha fatto vari viaggi all’estero negli ultimi cinque anni, visitando il Bangladesh negli ultimi mesi. Finora però non sono emersi legami diretti con organizzazioni terroristiche: l’ipotesi più attendibile resta quella di un ‘lupo solitariò che alcuni suoi vicini e compagni di moschea dipingono come un “good guy”. Sono tutti bravi ragazzi. Musulmani qualunque.




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