E’ legale uccidere ladri albanesi, restituita pistola a uomo che sparò

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A Francesco Sicignano, il pensionato di Vaprio d’Adda, nel Milanese, che nell’ottobre del 2015 sparò ed uccise un ladro albanese e la cui posizione di indagato per omicidio volontario è stata archiviata ieri, deve essere restituita la pistola con cui esplose i colpi. Lo ha stabilito il gip di Milano Teresa De Pascale nel suo provvedimento nel quale chiarisce che il pensionato per legittima difesa ha reagito “nell’unico modo, in quel momento, possibile” in una “frazione di pochi secondi”.

Uccise ladro albanese in casa sua, finalmente prosciolto Sicignano

Secondo il giudice, era chiaro fin dall’inizio delle indagini che il ladro albanese Gjoni “si fosse introdotto nell’abitazione scavalcandone la recinzione al fine di commettere, unitamente a due complici, un furto in abitazione”. E riporta la versione di Sicignano, che dopo avere sentito i rumori in cucina era sceso con la sua Colt 38: “vedevo un’ombra con una pila tra le mani a questo punto spaventatomi ho esploso un colpo d’arma da fuoco all’indirizzo della sagoma. Premetto che era abbastanza buio e notavo solo il fascio della torcia ma ho visto che il soggetto veniva minacciosamente verso la mia persona; non sono sicuro se tra le mani avesse un’arma. Preciso che prima di sparare ho urlato contro di lui le testuali frasi ‘oh, ma che cazzo fai’, quindi subito dopo l’esplosione di un colpo ho visto l’uomo effettuare un salto felino dalla finestra della zona dove è posizionata la cucina e allontanarsi frettolosamente dal tetto’.

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“È palese come in questo caso siano integrati entrambi i presupposti che consentono di rendere operativa la presunzione assoluta di proporzionalità dell’offesa”. “Sussiste il rapporto di proporzionalità” tra il pericolo corso da Sicignano e la sua reazione, aggiunge il giudice. Sicignano ha sparato “sulla base dell’esistenza di un pericolo attuale e incombente di una aggressione ai suoi danni (…) l’azione di avvicinamento del Gjoni ha sicuramente fatto insorgere nell’indagato il concreto timore di una imminente aggressione, tale da indurlo a reagire nell’unico modo in quel momento possibile”. Anche se avesse voluto scappare, scrive il gip, Sicignano non avrebbe potuto farlo: così il decreto riconosce “l’esistenza di tutti i requisiti propri della legittima difesa domiciliare”.




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