Ora vogliono eliminare la Messa di Natale dalla Rai: per non turbare “loro”

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Può sembrare un argomento minoritario, specie in questi giorni di allestimenti di presepi e canti natalizi. Una crociata ideologica inutile della solita mangiapreti anticlericale di turno (che non sono), che vuole distruggere le nostre belle tradizioni e si occupa di cose che non fanno male a nessuno invece che dei problemi reali. Invece no.
Qualche giorno fa ero in macchina, era domenica mattina e ho acceso la Radio. A differenza della televisione, che non vedo da anni, se non qualche volta in streaming, ogni tanto mi capita di sentire programmi radiofonici. Ho fatto un balzo sul sedile: stavano trasmettendo la Messa in diretta. Sulla radio come, allo stesso modo, su Rai Uno (lo fanno da anni, lo so). Ho avuto una sensazione di enorme disagio, e mi sono chiesta come fosse possibile che un servizio pubblico, pagato da tutti, potesse trasmettere in diretta una celebrazione di una religione specifica, sia pure maggioritaria. Può un servizio pubblico essere apertamente confessionale? Mi pare che la risposta sia no. E le motivazioni sono tante, come proverò ad evidenziare rispondendo ad ipotetiche accuse che mi sono state rivolte sia di persona che sui social media.

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3. La maggioranza degli italiani è cattolica, quindi è giusto trasmettere la Messa. Che la maggioranza degli italiani sia cattolica praticante andrebbe dimostrato, invece che essere assunto come luogo comune. Comunque di nuovo, questa non un’obiezione. Il servizio pubblico deve rappresentare tutti, non solo una parte della popolazione. E soprattutto non può essere un servizio pubblico confessionale e di una sola religione, per di più. E gli ebrei? I buddisti? Gli islamici? Perché loro no?

Per lo stesso motivo per il quale, per ora, non c’è un Grande Imam a Roma. Questa visione tipicamente giacobina del ‘pluralismo’ religioso è inquietante. Perché tende a mettere sullo stesso piano l’identità di un popolo con quella di chi è ospite. E parliamo dei musulmani. Ci mettono sempre di mezzo anche Ebrei e Buddhisti perché ‘addolcisce’ il tema, ma il punto è sempre l’Islam. Non dobbiamo confondere la libertà di credere in cosa si vuole o di non credere, con quelle che sono le radici di un popolo: il fatto che in Italia vivano non cristiani, non significa che l’Italia non è cristiana, se salta questo, salta tutto. Vogliono relativizzare la nostra civiltà. La Messa non è solo per chi crede, è anche per chi non crede: perché è l’espressione di una civiltà millenaria che ci appartiene e alla quale apparteniamo.

Se la Chiesa fosse solo religione, come dovrebbe essere, non sarebbe un problema. Lo diventa quando distorcendo il Vangelo esonda in spazi che non le competono e usando soldi che non le competono. Alla Chiesa va tolto l’8 per mille. In televisione sì alla Messa, no ai preti di Bergoglio che sparlano di meticciato.




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