Torino avvelenata dai roghi tossici: 164 zingari indagati per disastro ambientale

A Torino i roghi tossici vengono appiccati quasi ogni sera, lo sgombero che un giudice ordinò di eseguire nell’autunno di un anno fa rimane un “progetto”. Così, chi ha la sfortuna di vivere o lavorare vicino a via Germagnano continua a protestare con presìdi e striscioni appesi a quelle finestre che devono restare chiuse per poter respirare, ma anche a chiedere giustizia, con gli esposti presentati in quella Procura che pare aver compreso tutta la gravità della situazione, con quattro fascicoli penali aperti e 164 zingari già iscritti sul registro degli indagati per invasione di terreni e disastro ambientale.

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Sono questi i reati ipotizzati nell’inchiesta del sostituto procuratore Andrea Padalino. L’indagine “ madre” che, in qualche modo, ha dato il via alle altre che invece si occupano degli aspetti legati a salute e diritti dei lavoratori.

L’aria è inquinata da diossine, pm10, idrocarburi, altre sostanze tossiche e cancerogene.
L’epicentro dei veleni è nei campi Rom ma il vento, spesso, trascina le nubi tossiche provocate dai roghi verso i quartieri residenziali limitrofi.

I vigili urbani del nucleo nomadi contaminati da venti e da particelle di metalli pesanti sale, dopo l’esito degli esami del capello, sono 14. «Aspettiamo i risultati finali – dice l’avvocato Pierfranco Bertolino -, ma chiederemo l’avvio delle procedure mediche di decontaminazione previste dai protocolli di sicurezza».

Ecco nel dettaglio e nelle conclusioni finale cosa scrivono i tecnici Arpa: «L’indagine mostra una evidenza di impatto della matrice aria legata alle attività del campo nomadi, combustione e riscaldamento delle unità abitative con valori elevati di particolato e di sostanze cancerogene». «I monitoraggi indicano concentrazioni elevate di Pm10 (particolato di elevata tossicità per la salute, ndr) metalli e Ipa (idrocarburi policiclici aromatici, cancerogeni, possono inquinare anche le falde acquifere, ndr) in prossimità delle sorgenti costituite dai roghi e dalle fonti di riscaldamento presenti nei campi con scenario compatibile con il contesto meteorologico. Da dicembre a febbraio, con aggiornamenti sino al 22 marzo, ci sono stati elevati sforamenti dei limiti di legge sia nel lato Nord di via Germagnano, sia del lato Sud, sino all’area Amiat, di idrocarburi, zinco, diossina, rame, piombo, benzo(a)pirene». Il sito viene definito «potenzialmente contaminato» e si annuncia un ulteriore «campionamento maggiormente rappresentativo della qualità dei terreni».

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«Le concentrazioni di Ipa all’interno dei campi nomadi sono decisamente più elevate rispetto a quelle misurate in piazza Rebaudengo e permettono di associare questa contaminazione ai diversi fenomeni di combustione in atto al momento del prelievo. Le concentrazioni rilevate sono nello stesso ordine di grandezza di quelle misurate in ambienti industriali ad elevata contaminazione per la fusione di metalli».

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La concentrazione di Ipa non può superare 1 ng/m3 (nanogrammo per metro cubo), ma nei tre campi rom, il 2 febbraio, sono stati riscontrati valori pari a 323, 358 e 288 ng/m3. Nella classificazione Ipa rientrano Acenaftilene, Fluorene, Antracene, Fenantrene e Pirene e altre sostanze altamente tossiche. Ancora: il livello di particelle di rame risulta talvolta altissimo, idem zinco, nichel, cromo. Le tabelle dell’Arpa tracciano un quadro drammatico della situazione ambientale. Viene riscontrato che il livello di Pm10, davanti al campo vicino al canile è spesso quasi il triplo dei limiti di legge. Nel suolo di Germagnano i valori di Pcb (policlorobifenili, non devono superare 60ng/kg, hanno una elevatissima capacità tossica) hanno raggiunto quota 450ng/kg. Un dato valutato per la prima volta nel 2017.

A Taranto hanno l’Ilva. Nelle altre città hanno gli Zingari. Ma il Sindaco ha altri impegni. Tipo trovare casa ai clandestini, spacciatori e abusivi africani delle palazzine olimpiche. Avevamo dato il beneficio del dubbio a chi è appena subentrato al pessimo Fassino, ora il tempo è scaduto.



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