IMMIGRATO GAY SI TRAVESTE E STUPRA CENTINAIA DI BAMBINI ITALIANI, CONDANNATO A SOLI 10 ANNI

Il gup del tribunale di Bologna Rita Zaccariello ha condannato a dieci anni e 120mila euro di multa Elisandro Dos Anjos Costa, 40enne brasiliano imputato per atti sessuali con minori e detenzione di materiale pedopornografico.

Dieci anni era stata anche la richiesta di pena del Pm Roberto Ceroni. L’uomo era stato arrestato nell’estate dello scorso anno dai carabinieri di Reggio Emilia, dopo che aveva tentato di uccidere con un coltello una donna di 52 anni intervenuta per difendere il figlio dalle attenzioni del 40enne.

Erano poi emersi grazie all’indagine “Lost innocence” gli adescamenti, con travestimenti femmiili, compiuti dal brasiliano accusato di aver portato in casa diversi ragazzi negli ultimi anni. Il giudice ha anche disposto una provvisionale di 50mila euro a favore del Comune di Reggio Emilia, parte civile e difeso dall’avvocato Marco Scarpati. Per il tentato omicidio c’era già stata una condanna a 17 anni.

La difesa dell’imputato aveva chiesto il giudizio abbreviato, che gli ha consentito di beneficiare di uno sconto pari a 1/3 della pena. L’udienza ha visto il Gup del Tribunale di Bologna condannare il 40enne a 10anni di reclusione e 120.000 euro di multa oltre al pagamento di una provvisionale di 50.000 euro a favore del comune di Reggio Emilia parte civile e difeso dall’avvocato Marco Scarpati.

Una vicenda, quella in cui si imbatterono i carabinieri, che per numeri e modalità non ha eguali in Italia. Teatro degli abusi Reggio Emilia, dove il 40enne brasiliano, che aveva richiesto di ottenere lo status di rifugiato politico dicendosi discriminato sessualmente nel paese di origine, ha fissato la propria dimora per circa 10 anni.

L’inchiesta “Lost Innocence” ha visto i carabinieri del nucleo investigativo di Reggio Emilia, coordinati dal sostituto Procuratore, Roberto Ceroni, della Procura di Bologna, accertare come in dieci anni l’uomo fosse riuscito a crearsi una sorta di alter ego femminile, “pubblicizzandolo” tra gli adolescenti come una propria cugina particolarmente disinibita.

Vestito da donna e truccato, dalla finestra della propria abitazione gettava banconote ai minori in uscita da scuola (alcuni di soli 13 anni), inducendoli a salire in casa e a consumare rapporti sessuali con quella che le giovani vittime pensavano essere la “donna dei propri sogni”.

IMMIGRATO GAY SI TRAVESTE DA DONNA E STUPRA CENTINAIA DI BAMBINI ITALIANI

Adescamenti che vedevano “l’orco in gonnella” retribuire i ragazzini con continue somme di denaro tanto più elevate quando risultava necessario per superare le resistenze dei più sospettosi. Le giovani vittime venivano poi convinte, sempre in cambio di soldi, a reclutare nuovi amici, per quella che pensavano essere una donna. E’ così che, con le varie identità di volta in volta assunte dall’inesistente cugina con i tacchi a spillo, il 40enne ha fatto cadere nella propria rete decine e decine di minorenni che, in alcuni casi, “marinavano” addirittura la scuola per ricevere le prestazioni sessuali della “ragazza” all’interno della sua abitazione, dove visionavano anche film pornografici di ogni tipo.

Un vastissimo giro di minori adescati tanto che, come accertato dai carabinieri, a volte si radunavano in fila sotto l’abitazione del 40enne in attesa del proprio turno.

Centinaia e centinaia sarebbero i rapporti sessuali intrattenuti nel corso degli anni, con intere compagnie di minorenni, sostituiti da altri più giovani man mano che i segni dello sviluppo si rendevano evidenti. Come se non bastasse, l’uomo filmava di nascosto alcuni degli incontri e in altri casi acquistava dai ragazzini foto e video pedopornografici, che si faceva spedire tramite Whatsapp e Facebook, in alcuni casi a sua volta ha postato in rete questo tipo di immagini.

Ovviamente anche Facebook era diventato terreno di caccia, il quarantenne sudamericano utilizzava falsi profili femminili, per corrompere ulteriori minorenni sempre scelti dopo un’accurata selezione fisica.

Numerosi sono i luoghi frequentati dal 40enne nella propria “versione maschile”: parchi pubblici cittadini ed aree sportive parrocchiali della provincia, in cui si inseriva nelle compagnie di ragazzini, dopo aver selezionato il minorenne di suo gradimento, pubblicizzava la disinvoltura sessuale e le disponibilità economiche dell’inesistente cugina, salvo correre poi subito a casa e, dopo averne assunto abilmente le sembianze, aprire la porta al minorenne.

La giustizia anche grazie alle efficienti indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Reggio Emilia è riuscita in pochi mesi a valutare oltre 10anni di attività criminose infliggendo a distanza di pochissimo tempo l’una dall’altra quasi trent’ani di reclusione all’uomo che nell’ombra ha stravolto le vite di cosi tanti innocenti minorenni.

Ai dieci anni oggi inflitti vanni difatti ad aggiungersi i 17 per i quali era già stato condannato dal tribunale di Reggio Emilia per aver tentato di uccidere con un coltello una donna di 52anni la cui unica colpa fu quella di difendere il figlio dalle attenzioni morbose del brasiliano.

Solo dieci anni per un bastardo che ha violentato, travestendosi da donna, centinaia di bambini e ragazzini italiani? Ma vaffanculo.

E veniamo a Facebook. I genitori dovrebbero denunciare la multinazionale che molesta tutti con la richiesta di documenti per la conferma dei profili, e poi permette ad un uomo di avere molteplici profili femminili. Perché altrimenti sarebbe omofobia?



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