Market halal chiuso perché rifiuta di vendere maiale e vino

Quando ha aperto il supermarket nella zona di Colombes, a Parigi le condizioni per l’affitto dicevano che avrebbe dovuto essere un “negozio di alimentari generico”.

Vendere un po’ di tutto insomma: dalla carne agli alcolici, dalla verdura alle bevande zuccherate. Nulla di strano, un supermarket come gli altri. Non fosse che quel Good Price era poi stato aperto e al posto che un qualsiasi negozio di alimentari era diventato un market halal, conforme alle regole alimentari che seguono i musulmani.

Un problema legale, prima di tutto, che già ad agosto dello scorso anno aveva convinto il sindaco del sobborgo parigino a recarsi sul posto, chiedendo al titolare dell’attività di diversificare la sua offerta per soddisfare tutte le esigenze e servire così tutti gli abitanti e non solo la popolazione islamica di Colombes.

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Un problema sentito soprattutto dai più anziani, abituati al market che in precedenza sorgeva nello stesso spazio e che all’avvento del Good Price si erano trovati costretti ad andare più lontano per trovare tutti gli alimenti di cui avevano bisogno, compresa magari una bottiglia di vino o una fettina di maiale, che al supermercato non trovavano.

Una questione finita in tribunale e che ora ha portato alla decisione di una Corte di Nanterre di chiudere il supermarket, che si è rifiutato di iniziare a vendere anche prodotti non consentiti dall’islam. Per la magistratura la comunità non è infatti servita da un negozio che risponde alle esigenze di solo una parte del sobborgo.

Tutto giusto. Ma non dimentichiamo che le tradizioni vivono con i popoli. Ne sono espressione. Giusto difendere il Presepe, ma già il fatto stesso di doverlo fare, evidenzia la sostituzione etnica in corso. La scomparsa dei Presepi è il sintomo della malattia, non la malattia: che è la sostituzione etnica per immigrazione.



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