Venezuela crea il suo Bitcoin per aggirare embargo finanziario

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha annunciato che il suo governo creerà una moneta virtuale, il ‘petro’, per “andare avanti con la nostra sovranità monetaria nazionale e sconfiggere il blocco finanziario” imposto dagli Stati Uniti contro il suo Paese.

“E’ arrivato il secolo XXI!”, ha detto Maduro durante il suo consueto programma radio-televisivo settimanale, nel quale ha spiegato che il sistema del ‘petro’ si appoggerà sulle riserve naturali di petrolio, gas oro e diamanti del Paese.

Il presidente ha sottolineato che il ‘petro’ servirà a “rilanciare lo sviluppo economico del Paese” e permetterà ai cittadini di effettuare una serie di transazioni commerciali, senza entrare però nei particolari dell’iniziativa. Il Venezuela attraversa un’acuta crisi economica, che si riflette anche sulla sua moneta, il bolivar, che solo nell’ultimo mese ha perso il 57% del suo valore.

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Le monete virtuali sono ovviamente odiate dai governi e ancora di più dai banchieri. Dai primi perché aggirano le tasse, dai secondi perché mettono a rischio il controllo sulla creazione del denaro, che diverrebbe decentralizzato e quindi tornerebbe, in senso lato, al popolo.

Perché questo accada, però, la moneta virtuale deve essere stabile (come ogni moneta), e paradossalmente il Bitcoin, al momento, non lo è: somiglia più ad un investimento speculativo che ad una criptomoneta utile solo come mezzo per transazioni.



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