Romana di 93 anni sfrattata dalla Polizia

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«Sono vittima della legge sui patti in deroga. Vivevo in via Frattina, a Roma, ma quando mi hanno triplicato il canone d’affitto ho dovuto cambiare città. Alla fine per disgrazia sono arrivata qui».

Maria non è sbarcata dall’Africa, non fugge da guerra inesistenti. non è giovane. Maria è italiana e ha 93 anni.

E ieri mattina, alle dieci, l’hanno sfrattata.

Perché l’anziana ha lavorato come insegnante, e quindi riceve una pensione di 600 euro, la metà quasi esatta di quanto percepiscono in vitto e alloggio (più benefit e paghetta) i richiedenti asilo.

Con sua figlia, Cristina, 62 anni, esperta in traduzioni scientifiche, ha vissuto per due anni in una casa presa in affitto in via Emilia, a Borgo Bovio, Terni.
Da un anno e mezzo madre e figlia vivono senza l’acqua e l’energia elettrica. Una fontana in piazza il loro bagno. Se accadesse ai migranti, la Cgil scenderebbe in piazza. Interverrebbero i carabinieri e la polizia. Che invece per Maria, 93 anni, sono intervenuti, sì, ma solo per sfrattarla.

«Oggi sto vivendo io questa situazione drammatica – dice con grande dignità la 93enne mentre prepara le sue cose per andare in albergo – ma la mia storia è comune a tante altre famiglie che non hanno voce, che magari per vergogna non hanno la forza di uscire allo scoperto. Quello che stiamo vivendo purtroppo capita a tanta gente, tra l’indifferenza generale. E va raccontato perché altri non debbano ritrovarsi a combattere con situazioni drammatiche come la nostra».

E’ l’ora di pranzo quando madre e figlia salgono sul taxi per essere accompagnate in un albergo della città. Tra l’imbarazzo di chi si è trovato a dover svolgere la triste incombenza di mandar via di casa una donna di oltre novant’anni. Madre e figlia non vogliono assolutamente separarsi dai loro due cani. Alla fine saranno accontentate e potranno portarli con loro nella stanza dove trascorreranno qualche notte. L’avvocato Norma Festucci si è presa a cuore la triste vicenda che stanno vivendo Maria e sua figlia. Nella serata di ieri ha preso contatti con il Nai, il servizio di polizia locale di Trastevere che affronta le emergenze di chi si ritrova senza un tetto. Abbiamo una disponibilità mensile per poter trovare una sistemazione dignitosa – dice Maria – non chiedo tanto. Spero solo di poter presto dormire nel mio letto, di poter avere due stanze sufficienti ad ospitare noi due e i nostri amati cani».

Intanto le case popolari vanno ai migranti. Intanto l’assessoressa al comune di Roma invita i Romani ad accogliere i fancazzisti in cambio di mille euro al mese. Non è tollerabile. Non ci siamo. E’ tutto da ribaltare.




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