Questo grafico spiega la caduta di Berlusconi e il ‘colpetto’ di Stato del 2011

Pubblicati stralci dal libro dell`ex direttore del «Sole24Ore» Roberto Napoletano «Il Cigno nero e il Cavaliere bianco.
“Lo spread? Vendetta per legami con Putin”
Diario italiano della grande crisi» (ed. La nave di Teseo), in libreria dal 7 dicembre. I due brani anticipati dal Giornale, riguardano le confidenze fatte da Romano Prodi sul ‘cambio’ di governo del 2011, quando la crisi pilotata dello spread portò alla caduta del governo Berlusconi. L’ultimo eletto, almeno fino al prossimo.

Alzo ancora il telefono e chiamo Romano Prodi, l’unico che ha battuto due volte nelle urne il Cavaliere e che ha un passato da presidente della commissione europea in un momento storico per il vecchio continente. Mi dice: «Sono di ritorno dagli Emirati, sentirmi salutare all’aeroporto dall’ambasciatore arabo con un bel bunga bunga’ non mi ha fatto piacere. C’è qualcosa, però, che non mi quadra in questo indignarsi collettivo, c’è qualcosa che va oltre il colore e il gossip. La mia sensazione è che questa volta i mercati vogliano far pagare a Berlusconi anche la posizione italiana a favore di Putin, di Gheddafi e della stabilità iraniana. Si tratta di una scelta di campo giusta per tutelare l’interesse nazionale e io la condivido, ma ha scatenato le mire francesi sulla Libia, l’interesse tedesco per la partnership con i russi che ci danneggia, l’insofferenza americana per un’alleanza storica che reputano tradita. Purtroppo è un dato di fatto che, alla fine, l’errore della guerra della Libia lo paghiamo noi… ()

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Diciamo che c’è anche altro. Diversi interessi hanno lavorato alla caduta dell’ultimo governo eletto. Il governo Berlusconi doveva cadere per aprire il tappo libico. Il perché lo spiega questo grafico:

Dopo l’accordo con Gheddafi, gli sbarchi avevano subito un tracollo, e si erano ridotti praticamente a zero nel 2010. Chi aveva e ha ancora in progetto la destrutturazione etnica dell’Europa, per motivi che superano anche gli interessi economici e sfociano in una vendetta storica, non poteva tollerarlo. Gheddafi doveva essere rimosso. Ma non era sufficiente. Serviva, in Italia, un governo obbediente con una politica propedeutica all’accoglienza.

Si sono così incrociati interessi economici con altri di natura inconfessabile. Nel 2011 salta il tappo libico e inizia l’ondata di clandestini che, istantaneamente, il complesso mediatico di fake news ha iniziato a definire profughi: benché non sbarcasse nemmeno 1 libico, ma tutti subsahariani che accorrevano come frotte in Libia da sud, per approfittare del vuoto. Anche qui: la velocità con la quale il traffico è iniziato, fa pensare ad una organizzazione preventiva.

Era tutto pronto. Erano pronti i trafficanti libici a traghettare i clandestini. Erano pronti quelli africani a portarli in Libia. Erano pronti i giornalisti a definire profughi i clandestini, spostano in Libia il Canale di Sicilia.



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