Ong protestano: “Marina libica ci ha rubato 600 migranti”

Le navi delle Ong a caccia davanti alla Libia protestano: i bonus migranti sono a rischio.

Il tweet della organizzazione non governativa Sos Mediterranée, in mare con la nave Aquarius (che ha traghettato oltre 300 clandestini negli ultimi due giorni) fotografa la situazione in quel tratto di mare, ieri, attorno alle 13 circa.

«#Aquarius ha ricevuto istruzioni da #MRCC Roma (la centrale operativa della Guardia costiera italiana a Roma, ndr) di rimanere in standby mentre #GCL (Guardia costiera libica, ndr) e Marina libica coordinano intercettazione 3 gommoni in difficoltà in acque internazionali Aereo militare #UE monitora situazione. Rifugiati e migranti in fuga #Libia saranno riportati indietro».

Perché l’obiettivo di questi cacciatori di uomini non è salvare clandestini, che comunque sono gli unici responsabili se affogano, ma traghettarli in Italia. Sono soldi freschi. Bonus. Premi produzione.

VERIFICA LA NOTIZIA

«La sicurezza del nostro equipaggio è fondamentale. Noi non siamo armati – sottolineano i medici di Msf a bordo della nave Aquarius in un altro tweet – sappiamo che tutte le unità che operano sotto la bandiera della Guardia costiera libica sono armate. Sarebbe pertanto molto pericoloso tentare un salvataggio in queste circostanze se non autorizzato».

Loro lo chiamano ‘salvataggio’, noi la chiamiamo ‘rapina’.

Nelle stesse ore anche la Ong tedesca Lifeline si lamenta dal Mediterraneo e accusa: «Una nave militare ci ha impedito di fare ricerca e soccorso in mare – twittano –. Ci è stato ordinato col pretesto di non ostacolare un’esercitazione in corso. L’azione illegale degli Stati membri Ue cambia strategia».

A fine giornata la Guardia costiera libica conferma di aver salvato 660 clandestini nelle ultime 48 ore e di averli portati alla base di Abu Sitta a Tripoli e accolti da personale dell’Acnur e dell’Oim.

Salvati e riportati indietro. E poi rispediti a casa. La Libia fa quello che dovrebbe fare il governo italiano. E che non ha il coraggio di fare. Le Ong perdono soldi.



Lascia un commento