Donna sgozzata al parco, è caccia a Immigrato

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Caccia a Milano ad uno dei tanti migranti scaricati in città dal PD, un giovane dell’Est, un balordo senza casa che vive di rapine. Come tanti di ‘loro’.

Lui, autore di uno stupro e di un’aggressione a una 30enne, sarebbe per gli investigatori anche l’uomo che, la mattina di due giorni fa, ha sgozzato a Milano Marilena Negri, 67 anni, vedova, tre figli.

La signora Marilena, una vita semplice da casalinga, ogni mattina tra le 6.30 e le 7 portava il cane al parco di Villa Litta. Scendeva senza portafogli, né cellulare, venti minuti in tutto; poi dalla piccola borsa, quella che i poliziotti hanno trovato a terra accanto al cadavere, tirava fuori due monete per il caffe al bar, risaliva in casa, si cambiava e andava a messa. Anche la mattina in cui è morta non ha cambiato una virgola della sua routine. Ma, percorsi duecento metri dalla sua casa di via Novara, un uomo l’avrebbe sorpresa alle spalle, per puntarle con forza un coltello da cucina alla gola e strapparle la collanina d’oro.

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Marilena è morta quasi subito, dirà l’autopsia, il tempo di cadere a terra, rialzarsi, barcollare e poi di nuovo a terra, con l’assassino che fuggiva via sotto una serie di telecamere che ne avrebbero ripreso la sagoma, ma non il muso.

Anche con la mamma di 33 anni che portava a spasso la bimba di 4 mesi in carrozzina, in via Fermi, il migrante avrebbe agito allo stesso modo. Diverso soltanto il finale. Anche in quel caso il giovane, con accento dell’Est, avrebbe sorpreso la mamma alle spalle, l’avrebbe ferita alla gola per farsi consegnare soldi e cellulare. Poi sarebbe fuggito via veloce.

Rapina fotocopia qualche giorno prima, stavolta ai danni di una ragazza peruviana di 21 anni. Un uomo la ferma mentre esce dal Niguarda dove ha appena fatto un provino per fare la comparsa in una fiction. Lui le punta il coltello da cucina alla gola, ha il solito accento dell’Est, le svuota la borsa e le prende il cellulare. Poi la trascina in un punto nascosto di un giardino e la stupra sempre il con il coltello quasi conficcato nella gola. Si riveste e scappa, stavolta in bici. Lascia impronte e tracce di dna. Ora gli agenti della squadra mobile stanno setacciando i luoghi di queste ultime rapine per cercare di chiudere il cerchio.

Troppo tardi. Sarebbe più semplice chiudere le frontiere.