Spacciatori fanno i riti Voodoo: «Poliziotti italiani devono morire»

«Lo Zingaro è un maledetto, lui e gli altri “borghesi” di Botticelli la devono finire. Ci seguono, ci fermano, ci controllano sempre. A casa, per la strada, al bar, quando andiamo a mangiare. Per colpa sua in tanti sono andati in galera. Ma la pagherà, la pagheranno. I nostri fratelli in Africa sanno di lui, le preghiere sono già state fatte: pazzia o morte, è stato chiesto. Basta aspettare e succederà».

Gli spacciatori si affidano al voodoo, un rito di magia nera celebrato in Senegal per chiedere che a Torino un poliziotto perda la vita. Anche questa è integrazione.

Perché quello che il ragazzo che a notte fonda si confonde con le ombre di corso Palermo chiama “lo Zingaro” è un agente del commissariato Barriera Milano diretto dal dirigente, Alice Rolando.

E i “borghesi” di Botticelli sono quei colleghi che come lui, senza divisa, guastano ogni giorno e ogni notte la festa a chi gestisce il mercato della droga nel quartiere.

Lo “Zingaro”, il suo, pare se lo sia guadagnato per l’aspetto fisico, con quella barba incolta che all’inizio gli era servita a mimetizzarsi, ma dopo anni di blitz e retate pare essere diventata un segno di riconoscimento.

Ai “borghesi”, però, non interessa. Loro continuano a lavorare, giorno e notte, a studiare il “campo” per scorgere quei dettagli che possono fare la differenza. Le indagini, a volte, durano mesi di appostamenti, intercettazioni, notti passate nascosti dentro una macchina con i vetri appannati. E poi c’è l’attività quotidiana, fatta di operazioni fulminee e di azioni nelle zone più “calde”, con le divise e con i cani, anche per far sapere alla gente per bene che non esistono zone franche.

Eliminare il problema, sanno tutti, è impossibile. Perché il ricambio è continuo, e se un pusher non viene subito scarcerato dopo quei processi per direttissima che ai poliziotti lasciano l’amaro in bocca, c’è subito qualcun altro pronto a prendere il suo posto. I senegalesi lungo l’asse di corso Giulio Cesare, i nigeriani su corso Vercelli.

Ogni comunità chiusa in se stessa, con i propri locali e i propri alloggi dormitorio. Soldati di un’organizzazione che fissa i prezzi (sempre più bassi man mano che ci si sposta dal confine nord verso Porta Palazzo) e assegna i marciapiedi. E i posti letto. Perché per sfuggire allo zingaro e agli altri come lui ci si adatta di continuo. Ad esempio, dormendo in Barriera se si spaccia a Mirafiori, o viceversa. Ad ogni azione della “legge, segue una reazione del “crimine”. E se non basta, ci sono sempre gli spiriti.

Eliminare il problema non è impossibile. Basta bloccare il ‘ricambio’ che arriva attraverso i rinforzi sui barconi. Centinaia di spacciatori ogni giorno.



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