La sposa bambina di Padova, Gazzettino: “Accaduto un anno fa”

Inquietante la vicenda della sposa bambina di Padova. Non solo per il fatto in sé, orripilante, ma anche per la reazione dei media di distrazione di massa. E delle cosiddette autorità.

La notizia è stata pubblicata dal Gazzettino, noto quotidiano locale di sinistra,  e poi ripreso da IlGiornale e da Vox. Che sono stati i due articoli più condivisi sull’accaduto.

Il fatto che sconcerta è quello che è accaduto dopo. Il Fatto Quotidiano ha cercato conferma della notizia dalle locali autorità, che hanno negato. Da tipico giornale di inchiesta, il Fatto ha così scritto che la notizia del Gazzettino era una ‘bufala’, una ‘fake news’ come usa ora nei circolini sinistrati.

Un po’ come se il Washington Post avesse chiesto a Nixon del Watergate, e dopo la sua smentita avesse scritto: fake news, niente da vedere, circolare.

Insomma, i giornali, veri e propri media di distrazione di massa, sono divenuti il megafono dello Stato. Il che contraddice la natura stessa di chi dovrebbe fare informazione. Per un giornalista, lo Stato mente fino a prova contraria.

Dopo la smentita del Fatto, è stata una valanga di articoli clone – e soddisfatti – sulla ‘bufala della sposa bambina‘. A centinaia sono sciamati ‘urlanti’ sulla pagina Facebook di Salvini che aveva osato condividere la notizia che loro e i loro cattivi maestri esigevano essere una ‘bufala’. E invece bufala non era, come confermato dal Gazzettino, accaduta un anno fa:

Notizia confermata: bimba 9 anni data in sposa e stuprata a Padova

Ma tale è stata la canea mediatica scatenata dai giornalisti di regime, primo tra tutti il figlio del terrorista rosso, da ‘suggerire’ al Gazzettino di cancellare l’articolo. Nonostante ne abbiano confermato la veridicità, scusarsi. Non hanno resistito al ricatto. Questo sconcerta: significa che i giornalisti nascondono le notizie quando queste riguardano crimini commessi da immigrati. E se qualcuno di loro sfugge, magari per troppo entusiasmo, alla regola, lo si ‘invita’ a ritrattare. Deve ritrattare. Altrimenti il branco scrive che pubblica bufale. Lo si delegittima.

Del resto sappiamo quale è l’ordine:

Giornalista confessa: “Nascondiamo i crimini degli immigrati, la gente non deve sapere”

La gente non deve sapere. E se qualche notizia sfugge, ecco i professionisti del fango tentare di cancellarla attraverso la delegittimazione post-moderna: fake news.

Oggi il Gazzettino torna sulla questione, confermando nuovamente la notizia:

I fatti, per come li conosciamo fino ad oggi, sono questi. Un nostro giornalista, a Padova nell’ambito della presentazione della nuova sala protetta per l’audizione delle vittime di violenza gestita dal Soroptimist e dall’Arma dei Carabinieri, ha raccolto, da una fonte ufficiale e qualificata, la storia. Per essere ancora più chiari: non si era trattato di una battuta o di una “voce del sen sfuggita”, ma di un racconto articolato, circostanziato e ricco di dettagli. Data la credibilità della fonte, la dovizia di particolari, il luogo stesso in cui la notizia era stata raccolta e nella difficoltà di fare ulteriore verifiche alla luce anche dell’epoca in cui la drammatica vicenda si sarebbe verificata (almeno un anno fa), abbiamo scelto di rendere pubblica la storia. Che ha fatto, naturalmente, molto rumore, è stata ripresa e commentata da altri organi di informazione, sia sua carta che su Internet. Il giorno successivo abbiamo cercato di approfondire e di cercare ulteriori conferme. Senza riuscirci. Anzi, seppur informalmente, fonti investigative hanno negato a noi come ad altri giornali di essere a conoscenza dei fatti narrati. Questa, almeno allo stato attuale, è la realtà. Avremmo potuto prendere tempo, fare ulteriori ricerche e verifiche. Le faremo ovviamente.

Qui la notizia è, semmai, che di una vicenda come questa non si sia occupata la Magistratura: chi ha coperto? Perché non ci son indagini? Perché la ‘fonte ufficiale’ l’ha detto al giornalista e non ai Carabinieri? Questo, cazzo, dovrebbero chiedersi i giornalisti. E non correre a negare che sia avvenuto solo per difendere i loro cocchi afroislamici.

E’ con questa strategia che hanno nascosto per due mesi gli stupri di Colonia. E poi hanno tentato di derubricarli a ‘disinformazione’. C’è una complessa rete di media e siti web impegnata a delegittimare qualsiasi notizia metta in cattiva luce l’immigrazione. Per anni hanno definito ‘Canale di Sicilia’ la le acque antistanti la Libia, che ora, con un lieve pudore, definiscono ‘Mediterraneo centrale’, e accusano gli altri di pubblicare ‘bufale’. E’ quello che Freud definiva ‘proiezione’, il meccanismo che consiste nello spostare caratteristiche proprie su altri oggetti o persone.

E la vicenda di questa povera bambina lo mette in luce: negandole la verità, l’hanno stuprata anche loro.



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